II – È lecito conferire nella Chiesa l’episcopato «autonomo»?
Pubblichiamo la seconda parte dello studio del P. Louis-Marie de Blignières F.S.V.F. «Riflessioni sull’episcopato “autonomo” (giugno 1987)»; nella prima parte il Padre ha dimostrato che non è possibile ricevere l’episcopato autonomo, ossia contro la volontà della Sede Apostolica: non esiste un Vescovo che possa essere ordinato rinunciando al potere di governare, che sussiste necessariamente anche senza giurisdizione (senza un gregge affidato): questo potere è necessariamente alternativo e contraddittorio a quello del Papa e dei Vescovi con Lui e sotto di Lui, e quindi è certamente scismatico. In questa seconda parte viene spiegata, come conseguenza inevitabile, la assoluta illiceità di conferire la suddetta falsa specie di episcopato. Dal punto di vista…
È possibile ricevere nella Chiesa l’episcopato “autonomo”?
Riportiamo qui la traduzione della prima parte del saggio di Fr. Louis-Marie de Blignières F.S.V.F. « Reflexions sur l’episcopat “autonome” » , Sedes sapientiæ supplement n° 2; prossimamente pubblicheremo il resto dell’opera. Introduzione Nella Chiesa cattolica, la consacrazione di un vescovo comporta sempre una “istituzione apostolica”, ovvero un’autorizzazione o una conferma da parte della Santa Sede. Tale istituzione ha assunto storicamente forme diverse. Ancora oggi, la procedura di approvazione da parte della Sede Apostolica non è la stessa in Occidente e in Oriente. Nelle Chiese cattoliche di rito orientale, le nomine episcopali conformi al diritto proprio di ciascun rito (ad esempio, l’elezione da parte del Sinodo dei vescovi) sono riconosciute dalla Sede…
Consacrazioni FSSPX: è scisma!
I superiori della Fraternità Sacerdotale San Pio X hanno annunciato la consacrazione di nuovi vescovi il 1° luglio 2026, nonostante il divieto del Papa, giustificando l'atto come necessario in una crisi della Chiesa. Tuttavia, il gesto è considerato intrinsecamente scismatico e moralmente illecito, senza validità oltre le sole intenzioni della FSSPX.
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Spiegazione, in forma di catechismo, sulle ragioni per cui non sono lecite le consacrazioni episcopali, ipotizzate dalla FSSPX, senza il permesso della Santa Sede.
No: infatti la moralità di un atto è data dall’oggetto, dall’intenzione e dalle circostanze. Se manca (o se è immorale una sola di queste cose), l’atto stesso è immorale (Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu). Ora, ordinare dei Vescovi contro le esplicite indicazioni della Sede Apostolica, è un atto di per sé scismatico, nonostante tutte le circostanze o le ipotetiche buone intenzioni. No, perché un qualsiasi atto peccaminoso è tale e mantiene la sua specificazione quando è commesso (o liberamente voluto), e non quando è dichiarato da terze parti. No, perché qualora uno dichiarasse che il Novus Ordo Missae non è un rito cattolico, o che è cattivo,…
La definizione “Concilio pastorale” equivale a “Concilio non dogmatico”, “optional”, “tamquam non esset”?
Uno dei luoghi comuni del dibattito teologico di questi anni è l’affermazione secondo la quale il Concilio Vaticano II sarebbe stato “un Concilio pastorale e non dogmatico”. Per avere un’idea della cosa, invito a cercare in internet, su un qualsivoglia motore di ricerca, la stringa “concilio pastorale dogmatico”: dando un’occhiata ai risultati, si constata che l’affermazione suddetta è diventata quasi uno slogan, usato da progressisti entusiasti quanto da pseudo-tradizionalisti. I primi lo usano per dire: “Finalmente abbiamo finito coi dogmi, col vecchiume etc.”, per poi per altro verso imporre interpretazioni del Concilio azzardate e con caratteristiche di super-dogma: i secondi, dallo stesso luogo comune, concludono che l’assenso dovuto al Vaticano…
La colpa di uomini di entrambe le parti
La risposta di Don Davide Pagliarani alla Santa Sede ha lasciato nello sconforto tanti buoni cristiani e ha ferito, ancora una volta, tutti coloro, che – come il sottoscritto – non solo sono rammaricati per una situazione di scisma, ma che pensano che abbiamo tanto bisogno della FSSPX in piena comunione con la Chiesa, e la vorrebbero del tutto riconciliata in breve tempo tempo. Questi ultimi fatti feriscono chi, seguendo tutto il Magistero, vuole fare autentico ecumenismo, che non manda messaggi solo per l’inizio del Ramadan (chissà che non venga in mente a qualcuno di fare un messaggio ai Tradizionalisti per l’inizio del tempo di Settuagesima, ad esempio), ma che…
È possibile avere dubbi sul fatto che Francesco è Papa?
1. Lo status quaestionis. Il Pontificato di Papa Francesco è divenuto oggetto di tante perplessità e rimostranze: alcune di queste obiezioni vengono espresse in modo lecito, mantenendo la fede cattolica e il dovuto ossequio al Pontefice. È il caso, ad esempio, dei dubia presentati da alcuni Cardinali circa Amoris laetitia[1] e delle reazioni dell’Episcopato africano a Fiducia supplicans[2]. Altri generi di opposizione, invece non sono compatibili con la fede: ad esempio, le varie forme di sedevacantismo, secondo le quali Francesco non sarebbe Papa oppure sarebbe Papa solo materialmente[3]. Recentemente sono apparse tesi che, pur non negando che Francesco sia Papa, tuttavia mettono in dubbio che lo sia effettivamente: è il…
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Tra Scilla e Cariddi. Come opporsi a possibili affermazioni erronee contenute in documenti del Magistero ordinario senza peccare contro la fede
Lo status quaestionis Un buon fedele che vuole rimanere cattolico si trova davanti a una grandissima difficoltà: da un lato è ben conscio della necessità di assentire a quanto la Chiesa propone a credere non solo con le definizioni dogmatiche dei Concilî ecumenici oppure ex cathedra, ma anche con il Magistero ordinario. Dall’altro, siamo consapevoli che nei documenti autentici del Magistero ordinario, possono essere proposti o favoriti errori contro la fede. Un caso eclatante, nella storia della Chiesa, è stato l’intervento di Papa Onorio I (585-638) di fronte all’eresia monotelita. Il monotelismo “consisteva nel riconoscere le due nature unite nell’unico Cristo, salvando così le definizioni di Efeso e di Calcedonia,…
Cristiani e Mussulmani… crediamo nello stesso Dio?
Povero San Giovanni Paolo II! In troppi profanano la Sua memoria; i modernisti che hanno sepolto con lui Veritatis splendor e Familiaris consortio; gli pseudo-tradizionalisti invece, tra tante ipotetiche colpe, gli rinfacciano una frase secondo loro inaccettabile: il Santo Papa, rivolgendosi ad un uditorio islamico, in Marocco, avrebbe osato dire: “Cristiani e musulmani, abbiamo molte cose in comune, come credenti e come uomini. Viviamo nello stesso mondo, solcato da numerosi segni di speranza, ma anche da molteplici segni di angoscia. (…) Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea i mondi e porta le sue creature alla loro perfezione.” (Casablanca, 19/8/1985). La frase incriminata…























