Cristiani e Mussulmani… crediamo nello stesso Dio?

Povero San Giovanni Paolo II! In troppi profanano la Sua memoria; i modernisti che hanno sepolto con lui Veritatis splendor e Familiaris consortio; gli pseudo-tradizionalisti invece, tra tante ipotetiche colpe, gli rinfacciano una frase secondo loro inaccettabile: il Santo Papa, rivolgendosi ad un uditorio islamico, in Marocco, avrebbe osato dire: “Cristiani e musulmani, abbiamo molte cose in comune, come credenti e come uomini. Viviamo nello stesso mondo, solcato da numerosi segni di speranza, ma anche da molteplici segni di angoscia. (…) Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea i mondi e porta le sue creature alla loro perfezione.” (Casablanca, 19/8/1985).

La frase incriminata è: “Noi crediamo nello stesso Dio”; essa è davvero così scandalosa? È tale solo se fraintesa, strumentalizzata, e non approfondita con opportune distinzioni.

Quale distinzione è necessaria per comprendere l’asserto?

Bisogna distinguere, innanzi tutto, la luce conoscitiva di un medesimo oggetto di conoscenza (obiectum materiale)

Una medesima realtà è conoscibile infatti sotto più punti di vista: una foglia di insalata può essere considerata da un cuoco, da in botanico, da un chimico, da un contadino, e ciascuno di essi ne dà una descrizione diversa e ne prende in esame diversi aspetti: stesso oggetto materiale (la foglia), ma diverso punto di vista con cui è presa in considerazione (oggetto formale).

Vediamo ora come può essere considerato Dio, sotto diversi punti di vista.

I due massimi gradi di conoscenza (in questa vita), che possono avere come oggetto Dio, sono la sapienza naturale e la fede; e qual è la differenza sostanziale tra le due conoscenze? La prima è una conoscenza alla luce della ragione (sub lumime naturalis rationis), la seconda è alla luce della Rivelazione soprannaturale (sub lumine supernaturalis revelationis). Stesso oggetto materiale, ma diverso oggetto formale.

Che conoscenza abbiamo di Dio alla luce della ragione naturale?

Secondo San Tommaso possiamo capire, con la sola ragione, che: “è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e *tutti* riconoscono che esso è Dio… bisogna ammettere una prima causa efficiente, che *tutti* chiamano Dio… bisogna concludere all’esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo *tutti* dicono Dio… vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell’essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo *noi chiamiamo* Dio… vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest’essere *noi chiamiamo* Dio” (S.Th. Iª q. 2 a. 3 co.).

Chi sono questi “tutti”, e chi è compreso in quel “noi”?

Sono tutti gli uomini che, “prescindendo da”, o “non raggiunti da” la Rivelazione soprannaturale, ammettono un Dio creatore e provvidente (quindi non gli atei, non gli agnostici, non i panteisti, non gli idolatri formali, non i massoni etc). Siccome i Maomettani ammettono un Dio creatore e provvidente, sono compresi nell’enallaghe.

Conclusione.

E chiaro che, considerando Dio alla luce della Rivelazione soprannaturale, Cristiani e Mussulmani non hanno assolutamente lo stesso Dio: Dio Uno e Trino non è Allah.

Ma, alla luce della ragione naturale, il primo movente, la prima causa, l’ultimo fine, la necessaria ragion d’essere del contingente, la causa di tutte le perfezioni, in quanto queste realtà sono, in quanto poi sono pensate, e in quanto poi, di conseguenza, sono chiamate, da “noi tutti” Dio, sono un’unica e medesima res, non una res altra o realtà differente, pur se creduta differentemente da religioni diverse.

La ragione di una certa (quadam) identità di una realtà considerata dalla ragione meno estesamente rispetto alla rivelazione, è la “ratio rei obiectae ut est obiecta”, chiamata dai logici “oggetto formale quod”. Questa realtà, non assolutamente, ma solo se osservata da un certo punto di vista (alla luce della ragione) può essere benissimo “ciò che tutti gli uomini chiamano Dio”, “ciò che chiamiamo Dio”. Perciò è lecito affermare, in un certo contesto, con uomini di (alcune) religioni diverse: “crediamo nello stesso Dio”.

Ora rileggiamo la frase del Papa: “Noi crediamo nello stesso Dio, l’unico Dio, [stessa e unica realtà che alla luce della ragione naturale è] il Dio vivente [massima perfezione nel genere vita], il Dio che crea i mondi [Dio creatore] e porta le sue creature alla loro perfezione [Dio fine ultimo].

NB: Sono tutte verità conoscibili per mezzo della ragione naturale. Se San Giovanni Paolo II avesse identificato la Trinità con Allah, allora sì che sarebbe stato un grave errore.

Ed è sempre utile citare una terzina di Dante, che neppure il più imbecille tra gli pseudo-tradizionalisti oserebbe definire modernista:

Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
che saranno in giudicio assai men prope
a lui, che tal che non conosce Cristo; (Par XIX 106-108).