“La parola di Dio non si indirizza ad un solo popolo o a una sola epoca. Ugualmente, gli enunciati dogmatici, pur risentendo a volte della cultura del periodo in cui vengono definiti, formulano una verità stabile e definitiva”

(S. Giovanni Paolo II, Lett. enc.  Fides et ratio, 14 – 9 – 1998, § 95)

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    Riportiamo qui la traduzione della prima parte del saggio di Fr. Louis-Marie de Blignières F.S.V.F. « Reflexions sur l’episcopat “autonome” » , Sedes sapientiæ supplement n° 2; prossimamente pubblicheremo il resto dell’opera. Introduzione Nella Chiesa cattolica, la consacrazione di un vescovo comporta sempre una “istituzione apostolica”, ovvero un’autorizzazione o una conferma da parte della Santa Sede. Tale istituzione ha assunto storicamente forme diverse. Ancora oggi, la procedura di approvazione da parte della Sede Apostolica non è la stessa in Occidente e in Oriente. Nelle Chiese cattoliche di rito orientale, le nomine episcopali conformi al diritto proprio di ciascun rito (ad esempio,
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  • Spiegazione, in forma di catechismo, sulle ragioni per cui non sono lecite le consacrazioni episcopali, ipotizzate dalla FSSPX, senza il permesso della Santa Sede.
    No: infatti la moralità di un atto è data dall’oggetto, dall’intenzione e dalle circostanze. Se manca (o se è immorale una sola di queste cose), l’atto stesso è immorale (Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu). Ora, ordinare dei Vescovi contro le esplicite indicazioni della Sede Apostolica, è un atto di per sé scismatico, nonostante tutte le circostanze o le ipotetiche buone intenzioni. No, perché un qualsiasi atto peccaminoso è tale e mantiene la sua specificazione quando è commesso (o liberamente voluto), e non quando è dichiarato da terze parti. No, perché qualora uno dichiarasse che il Novus
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    Uno dei luoghi comuni del dibattito teologico di questi anni è l’affermazione secondo la quale il Concilio Vaticano II sarebbe stato “un Concilio pastorale e non dogmatico”. Per avere un’idea della cosa, invito a cercare in internet, su un qualsivoglia motore di ricerca, la stringa “concilio pastorale dogmatico”: dando un’occhiata ai risultati, si constata che l’affermazione suddetta è diventata quasi uno slogan, usato da progressisti entusiasti quanto da pseudo-tradizionalisti. I primi lo usano per dire: “Finalmente abbiamo finito coi dogmi, col vecchiume etc.”, per poi per altro verso imporre interpretazioni del Concilio azzardate e con caratteristiche di super-dogma: i

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“Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei Sacri Dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza.

Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo Dogma, nel medesimo significato e nella medesima affermazione”.

Concilio Vaticano I, Cost. Dogm. Dei Filius, 24–4–1870.