Gesù è un personaggio storico? (1/3)

Gesù è un personaggio storico? (1/3)

Di fronte alle smentite dei “demitizzatori”, torniamo alla storicità dei Vangeli

Di P. Alban Cras, FSSP*

Fin dal documentario Corpus Christi trasmesso su Arte dal 1997[1], nel corso del programma I segreti della storia su Gesù (2018), il grande pubblico è abituato a sentire che i Vangeli non hanno alcuna credibilità storica, proprio come la figura di Gesù presentata dalla Chiesa cattolica.

Gesù è un concetto?

Per Michel Onfray[2], che diffonde ampiamente gli argomenti dei “demitizzatori”, Gesù sarebbe solo un concetto. Il filosofo ateo ha già scritto molte volte su questo argomento. Jean-Marie Salamito, professore di storia del cristianesimo antico alla Sorbona, lo ha confutato con tanta scienza quanta pertinenza: “Il fatto che si critichi il cristianesimo antico non scandalizzerebbe né lo storico né il cittadino e nemmeno il cristiano, se si procedesse con le armi della ragione, le risorse della scienza e un minimo di senso delle sfumature. Ma farlo con una bibliografia traballante, fonti lette troppo in fretta, asserzioni infondate, generalizzazioni abusive, rimescolamenti grossolani e una sicurezza che rasenta il dogmatismo, delude lo storico che è in me. Mi delude come storico, impegnato nelle esigenze di un lavoro rigoroso; come cittadino, che aspira a un dibattito aperto e illuminato, e come cristiano, partecipe, nel suo piccolo, di una tradizione religiosa che, fin dalle sue origini, non ha mai trascurato la storia o sottovalutato l’intelligenza”[3].

Credere in Gesù nel XXI secolo

È innegabile che viviamo in un’epoca di scetticismo[4]. Crediamo solo a ciò che possiamo vedere. La figura di Gesù è lontana, sia nel tempo che nello spazio. Tuttavia, “la Chiesa ritiene fermamente che i quattro Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente ciò che Gesù, il Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, ha realmente fatto e insegnato per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui è stato assunto in cielo”[5].

A sostegno di questa convinzione, non troveremo l’“argomento matematico” che potrebbe vincere qualsiasi scettico sulla storicità dei Vangeli. La certezza in campo storico non è matematica: si basa sul numero e sull’attendibilità delle fonti, che possono essere contestate quando si tratta di eventi molto antichi. Gli episodi della vita di Gesù non hanno quasi lasciato tracce materiali che ci permettano di affermare: “Contra factum non fit argumentum”[6]. Quasi tutto si trova in testi di cui non possediamo gli originali.

Comunque sia, sarebbe sorprendente se il cristianesimo non avesse un fondatore storico, visto il suo impatto sulla storia dell’umanità. Per Simon Claude Mimouni, storico specializzato in giudaismo e cristianesimo antico, “tutti gli storici che lavorano in ambito scientifico o teologico possono concordare sul fatto che Gesù proveniva da una famiglia giudea e che visse all’inizio del I secolo in un ambiente pio caratterizzato dalla stretta osservanza della Legge di Mosè”[7].

L’affidabilità della ricerca su Gesù

Nel 1819, Richard Whately, arcivescovo anglicano di Dublino, pubblicò un pamphlet intitolato: Possiamo dimostrare l’esistenza di Napoleone? (ripubblicato nel 2012). Si trattava di una risposta al filosofo David Hume, che negava la storicità dei miracoli di Gesù. Per dimostrare la falsità di questo razionalismo, Whately spinse il ragionamento all’assurdo applicandolo a Napoleone (ancora vivo). Voleva dimostrare che, dubitando a priori del soprannaturale, si poteva dubitare di tutto.

l libro, pubblicato in Francia nel 1835, fu emulato da Jean-Baptiste Pérès, che a sua volta pubblicò Napoleone non è mai esistito. Si trattava di una satira contro i razionalisti, in particolare contro Charles-Francois Dupuis, che nel 1795 aveva pubblicato un’opera in cui sosteneva di dimostrare che tutte le religioni avevano un’origine comune, il culto del sole, e che Gesù non era mai esistito, essendo la Bibbia solo una favola.

Niente di nuovo sotto il sole. I nemici della fede continuano a cercare di dimostrare che i Vangeli non sono altro che un tessuto di midrashim[8]: i loro autori avrebbero creato un personaggio che corrisponde perfettamente alle profezie dell’Antico Testamento. Questo esercizio puramente letterario, brillantemente realizzato, avrebbe superato ogni aspettativa convincendo le generazioni successive, al punto che esse avrebbero finito per credere nell’esistenza passata di questo personaggio fittizio…

Ma da un punto di vista storico, oggi non è serio mettere in dubbio la storicità di Gesù. Secondo Daniel Marguerat, “l’esame delle fonti documentarie ci ha fatto notare l’eccezionale antichità e l’abbondanza di informazioni che abbiamo su di lui. La teoria mitica del Gesù immaginario è una frode intellettuale”[9].

“Perché si adempisse la Scrittura”: Gesù e l’Antico Testamento

In realtà, uno studio attento dei midrashim mostra più differenze che somiglianze con i Vangeli. È chiaro che Gesù non corrisponde esattamente al Messia dedotto dall’Antico Testamento. Egli crea confusione e la maggior parte degli ebrei lo rifiuterà. È lui che fa luce su ciò che lo ha preceduto, non il contrario. C’è una somiglianza con l’Antico Testamento, certo, ma c’è anche una rottura e un compimento trascendente. Gesù non è una costruzione basata sull’Antico Testamento, ma quest’ultimo trova finalmente il suo significato profondo in Gesù.

A questo proposito, San Tommaso d’Aquino scrisse nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni, a proposito di Giovanni 19:30 (“Perché si adempisse la Scrittura, (Gesù) disse: «Ho sete»“):

“Il testo, dunque, afferma: «perché si adempisse la scrittura…». E qui c’è da notare che quel perché non ha valore causale, ma consecutivo. Infatti, il Cristo non chiese da bere per adempiere la scrittura del Vecchio Testamento, ma disse in quel modo perché tali cose dovevano essere compiute da Cristo.
Se infatti dicessimo che Cristo fece tali cose perché le Scritture lo avevano predetto, ne seguirebbe che il Nuovo Testamento è per l’Antico Testamento e per la sua attuazione, mentre è vero il contrario.
Perciò tali cose sono state predette perché dovevano essere compiute da Cristo”[10].

Il metodo scientifico

Dobbiamo certamente migliorare la nostra conoscenza dell’ambiente storico in cui i Vangeli sono stati scritti. Se questo ambiente è molto diverso dal nostro, non c’è alcun motivo per affermare che la verità storica sia stata ignorata in modo massiccio.

Una società non può funzionare sulla base di bugie diffuse o di frodi totali. Come scrive Frédéric Guillaud: “se adottassimo il principio ipercritico, dovremmo cancellare quasi tutti i libri di storia, e persino rinunciare a vivere in società”[11].

Sulla stessa linea, Jérôme Murphy-O’Connor, biblista e archeologo domenicano, sottolinea che “come ogni altro documento che si suppone trasmetta informazioni su un evento, i Vangeli devono essere letti con mente aperta. Non c’è motivo di supporre fin dall’inizio che tutto ciò che contengono sia fittizio, perché questo non è il modo in cui leggiamo altri testi antichi o moderni. Al contrario, quando leggiamo un documento che si suppone raffiguri la realtà, diamo credito all’autore con l’intenzione di descrivere un evento reale e rivediamo questo giudizio solo sotto la pressione di prove contrarie che dimostrano che l’evento in questione è impossibile, poco plausibile o anacronistico”[12].

Oggi riteniamo che il metodo scientifico in storia richieda di basarsi su più fonti indipendenti, il più possibile vicine all’evento (criterio dell’attestazione multipla). Questo è ciò che abbiamo per l’esistenza di Gesù, che è menzionato nel Nuovo Testamento, nei primi scritti cristiani non biblici (fine del I secolo) e nei vangeli apocrifi, ma anche da uno storico ebreo del I secolo, Flavio Giuseppe (l’autenticità, almeno parziale, del Testimonium flavianum è ormai generalmente riconosciuta[13]. Gesù è stato anche brevemente menzionato al di fuori dell’ebraismo, in antiche fonti romane: Tacito nei suoi Annali, Plinio il Giovane in una lettera a Traiano, Svetonio nella sua Vita dei Dodici Cesari: parlano di Cristo, con dettagli che dimostrano che si riferiscono a Gesù, che è esistito).

Nessuno ha dubitato seriamente dell’esistenza di Gesù fino ad alcuni libertini francesi del XVIII secolo. Va sottolineato che non esiste nessun’altra biografia antica di un ebreo di questo periodo, a parte l’autobiografia di Flavio Giuseppe. Se applicassimo a tutto questo periodo lo stesso sospetto critico che Michel Onfray applica a Gesù, non potremmo dire nulla al riguardo…

Alcuni confronti illuminanti

Confrontiamo con Alessandro Magno, che visse dal 356 al 323 a.C.. Il più antico resoconto della sua vita risale al I secolo a.C., ma le due fonti più complete e utili su questa grande figura risalgono al II secolo d.C., cioè a più di quattro secoli dopo i fatti… Se ci fidiamo di questi documenti, perché non fidarci dei quattro Vangeli, scritti pochi decenni dopo la morte di Gesù?

Un altro esempio: la fine della vita di Gesù avviene durante il regno dell’imperatore Tiberio, che conosciamo da quattro fonti. Si tratta di Velleio Patercolo, Tacito, Svetonio e Dione Cassio. Ma solo il primo è un contemporaneo, e nessuno dei suoi manoscritti è anteriore al IX secolo… Quindi “i testi su Gesù sono più completi e generalmente più vicini alla sua vita di quanto non lo siano i testi sul suo contemporaneo Tiberio, il personaggio più famoso dell’epoca”[14].

E poi ci sono gli argomenti di buon senso: perché inventare il cristianesimo? Perché gli apostoli e i primi cristiani avrebbero dovuto versare il loro sangue per una “figura di carta”? Non si muore di fatica in una miniera di sale o si viene sbranati dai leoni in un circo per amore di una favola, per quanto abilmente costruita. Come scrisse San Pietro: “Infatti, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate (in greco: mythois), ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza” (2 Pt 1, 16).


NOTE

* Pubblicato su Claves.org, il 22/1/2024; Traduzione a c. di DogmaTV.it

[1] Questo programma ha trasmesso in Francia le tesi dei giornalisti Gérard Mordillat e Jérôme Prieur. Jean-Marie Salamito ha reagito alle loro opere con una recensione ben argomentata: Les chevaliers de l’Apocalypse, réponse à MM. Mordillat et Prieur, Paris, Lethielleux – DDB, 2009. Si veda anche: Philippe Rolland, Jésus et les historiens, Paris, Éditions de Paris, 1998. Analogamente, in tono più polemico, lo storico Thierry Murcia: Corpus Christi (Arte) / “Jésus contre Jésus”: Droit de réponse en 101 points, Paris, Osmondes, 2000 (disponibile in pdf su Academia.edu).

[2] Michel Onfray, Théorie de Jésus. Biographie d’une idée, Paris, Bouquins, 2023.

[3] Jean-Marie Salamito, Monsieur Onfray au pays des mythes, Paris, Salvator, 2017, p. 144.

[4] Si pensi, ad esempio, alla reazione di Ridley Scott alle critiche sulla fantasiosa storicità del suo film su Napoleone: secondo lui, gli storici che non hanno vissuto il periodo non possono dire nulla al riguardo… A questo livello, la professione di storico scompare.

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, n°126 §1, che cita a sua volta il Vaticano II, Dei Verbum 19.

[6] Contro un fatto non ci sono argomenti.

[7] Simon Claude Mimouni, «Jésus et l’histoire. A propos des travaux de John P. Meier. Working in Progress», Recherches de Science Religieuse 99/4, 2011, pp. 529-550, qui p. 548.

[8] I midrashim (plurale di midrash) rappresentano un approccio letterario sviluppato nella tradizione ebraica dei primi secoli d.C. sulla base di commenti alle Scritture e di riferimenti incrociati tra i diversi passi.

[9] Daniel Marguerat, Vie et destin de Jésus de Nazareth, Paris: Seuil, 2019, p. 347.

[10] S. Tommaso d’Aquino, Super Evangelium S. Ioannis lectura, cap. 19 l. 5: “Dicit ergo ut consummaretur Scriptura. Ubi sciendum est, quod ly ut non ponitur causative, sed consecutive. Non enim ideo petiit ut Scriptura, veteris testamenti, consummaretur, sed ideo sunt dicta quia consummanda erant per Christum. Si enim dicamus quod Christus ideo hoc fecit, quia Scripturae hoc praedixerunt, sequeretur quod novum testamentum esset propter vetus et eius impletionem, cum tamen sit e converso. Sic ergo ideo praedicta sunt, quia implenda erant per Christum” [N.d.T.].

[11] Frédéric Guillaud, Catholix reloaded, Paris: Cerf, 2015, p. 97.

[12] Jérôme Murphy-O’connor, Gerusalemme. Jérusalem. Un guide de la cité biblique, antique et médiévale, Paris: Cerf, 2014, p. 91.

[13] Antiquità giudaiche, libro 18, § 63-64. Cfr. il libro di riferimento sull’argomento: Serge Bardet, Le Testimonium Flavianum. Examen historique. Considérations historiographiques, Paris: Cerf, 2002; si veda il nostro sviluppo nell’articolo “Jésus n’est pas un faux”).

[14] Peter Williams, Les Évangiles sont-ils fiables?, Lyon, Editions Clé, 2020, p. 36.


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