
Ultime affermazioni non condivisibili di Mons. Schneider
Nei giorni scorsi, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Athanasius Schneider ha rilasciato uno scritto, intitolato «La questione fondamentale riguardante la Fraternità Sacerdotale San Pio X» e pubblicato integralmente dalla Sig.ra Diane Montagna. Si tratta di un accorato tentativo di mostrare come lecite e non scismatiche le prossime Consacrazioni episcopali della FSSPX. Se non possiamo fare a meno di ammirare il cuore paterno di Mons. Schneider, tuttavia ritengo che alcune sue affermazioni non siano del tutto condivisibili. Ne riporto una traduzione (in rosso), seguita dalle mie valutazioni
Mons. Schneider: Oggi, tuttavia, per essere in piena comunione con la Santa Sede, è necessario accettare quelle affermazioni e quegli insegnamenti del Concilio Vaticano II che sono di natura pastorale e certamente non definitivi in termini di natura magisteriale. Ciò solleva una questione importante: perché l’accettazione incondizionata dei testi del Concilio Vaticano II viene presentata come una conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, mentre non esiste alcun requisito analogo riguardo agli insegnamenti pastorali, disciplinari o non definitivi dei precedenti venti Concili ecumenici?
Non condivisibile: nel protocollo di intesa siglato da Mons. Lefebvre nel 1988, e poi disatteso non è mai stata richiesta l’accettazione incondizionata dei testi del Concilio Vaticano II: infatti, al § 3), il protocollo suona:
3) Per quanto riguarda alcuni punti insegnati dal Concilio Vaticano II o riguardanti le successive riforme della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad avere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica.
Mons. Schneider: la Santa Sede chiede alla FSSPX di accettare non solo la validità, ma anche la legittimità e la bontà della riforma liturgica nel Novus Ordo Missae.
Non condivisibile: nel protocollo di intesa è richiesto, al § 4
4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della Messa e dei Sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che la Chiesa fa e secondo i riti indicati nelle tipiche edizioni del Messale Romano e dei Rituali dei Sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Il limite richiesto dalla fede nell’indefettibilità della Chiesa non richiede che il Novus Ordo non sia criticato e che non siano denunciate le sue mancanze, ma che non sia considerato un assoluto morale negativo, che il Novus Ordo non sia considerato cattolico, che sia possibile celebrarlo e assistervi senza commettere peccato
Mons. Schneider: Il canone 1387 del Codice di Diritto Canonico del 1983, che proibisce la consacrazione di un vescovo senza mandato pontificio, è classificato tra i “Reati contro i Sacramenti”, piuttosto che tra i “Reati contro la Fede e l’Unità della Chiesa”, dove viene punito lo scisma (can. 1364). Se la consacrazione episcopale senza mandato pontificio fosse intrinsecamente scismatica, sarebbe collocata tra i delitti “contro l’Unità della Chiesa”.
Il fatto che la consacrazione di un vescovo senza mandato pontificio sia classificato tra i “Reati contro i Sacramenti” non esclude che sia anche un reato contro l’unità della Chiesa, come, ad esempio, il fatto che l’adulterio sia un peccato contro il matrimonio non esclude che sia anche fornicazione.
Il Sacramento dell’Ordine conferisce necessariamente, come grazia sacramentale propria, una partecipazione massima al munus regendi proprio del collegio apostolico, che non può essere che cum Petro e sub Petro: detenere questa partecipazione (da ben distinguere dalla giurisdizione) contra Petrum costituisce in sé un atto scismatico: è porre un soggetto di autorità alternativa e contraria all’unica vera autorità.
Mons. Schneider: È inequivocabilmente evidente che coloro che hanno detenuto il potere amministrativo nella Santa Sede negli ultimi decenni, e lo detengono ancora oggi, esigono dalla FSSPX, come conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, l’accettazione del clima di fatto di ambiguità e relativismo dottrinale e liturgico, che ha raggiunto il suo apice con l’attuale, estremamente confuso, processo sinodale in tutta la Chiesa.
Il problema che deve affrontare la Fraternità San Pio X non è difficile da comprendere. La Santa Sede richiede che la FSSPX accetti, senza obiezioni sostanziali, alcuni insegnamenti oggettivamente ambigui e indefiniti del Concilio Vaticano II, dichiarazioni ambigue del magistero papale post-conciliare e difetti dottrinali e rituali oggettivi nel Novus Ordo. Eppure, Dio non ha mai preteso l’accettazione di dottrine poco chiare o formulate in modo ambiguo, e nel corso della sua storia la Chiesa ha sempre agito di conseguenza.
Mons. Schneider: La tragedia della situazione attuale è che la Santa Sede esige dalla FSSPX di accettare l’attuale stato di ambiguità dottrinale e liturgica come conditio sine qua non per la piena comunione e la regolarizzazione canonica.
Non condivisibile: la Chiesa ha mostrato di chiedere solo quanto richiesto nel protocollo di intesa del 1988, e le tante famiglie religiose istituite al tempo della Commissione Ecclesia Dei ne sono la prova oggettiva: famiglie religiose che celebrano secondo l’antico rito e che non sono venute a compromessi con il neo-modernismo (ancorché disprezzate da alcuni seguaci della FSSPX con titoli dispregiativo quali “conservatori”, oppsti a presunti “veri tradizionalisti”)
Mons. Schneider: l’affermazione della Lumen Gentium 16 secondo cui i musulmani, insieme ai cattolici, «adorano l’unico e misericordioso Dio»
Non condivisibile: il testo latino è “nobiscum Deum adorant unicum”, cioè come noi sono monoteisti: unico non vuol dire lo stesso, non è eundem, è unicum.
Mons. Schneider: La Santa Sede richiede inoltre alla FSSPX di riconoscere formalmente le dichiarazioni e gli insegnamenti dei Papi post-conciliari che appartengono al cosiddetto magistero autentico e quotidiano.
Non condivisibile: assentire al Magistero non vuol dire assentire ad ogni affermazione particolare o ritenere tutte le affermazioni aventi lo stesso valore e richiedenti lo stesso identico grado di assenso.
Si tratta di affermare che il primo luogo teologico nell’ordine di esecuzione è il Magistero della Chiesa docente, e ciò non toglie ciascuna affermazione magisteriale abbia la sua propria nota teologica. È quindi possibile, nei dovuti modi, fare obiezioni al Magistero
Mons. Schneider: La FSSPX considera una delle sue ragioni essenziali di esistenza quella di invocare, con parresia, un ritorno all’assoluta chiarezza e purezza della dottrina che la Chiesa ha sempre cercato di preservare nel corso dei secoli.
Fuorviante: ciò che la FSSPX desidera si può fare benissimo anche senza ordinare Vescovi, e non mancano esempi di legittima resistenza a discutibili atti recentemente promulgati
Mons. Schneider: Il fatto stesso che alcuni insegnamenti del Concilio Vaticano II, unitamente alla riforma liturgica, abbiano dato origine — e continuino a dare origine, sia in teoria che nella pratica — a un indebolimento della chiarezza dottrinale obbliga il Papa, seguendo l’esempio di molti dei suoi eroici predecessori, a chiarire e, ove necessario, a correggere tali insegnamenti. Ciò dovrebbe avvenire con una precisione e una chiarezza dottrinale così rinnovate da non lasciare spazio ad interpretazioni ambigue o errate.
Verissimo: ma tutto questo non implica la necessità della Consacrazione contra Petrum.
Mons. Schneider: La Santa Sede dovrebbe prendere in debita considerazione la Dichiarazione di fede cattolica e il Messaggio ai fedeli emanati dal Superiore Generale della FSSPX, e dovrebbe riconoscere tali documenti e atti come sufficienti e conformi alle condizioni minime per la comunione ecclesiale.
Non condivisibile: in quella professione di fede manca l’assenso al Magistero ordinario, mancano le parole “credo a quello che la Chiesa ci propone a credere”
Il vero nocciolo dottrinale è stato spiegato da Benedetto XVI:
…i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi […] Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962”.
Qui sta tutto il nocciolo del problema: o si risolve questo punto oppure si perde tempo e si scandalizzano i fedeli.
La FSSPX intende congelare l’autorità magisteriale al 1962?
Possono esserci tre risposte: sì, no, iuxta modum
Se la FSSPX dicesse iuxta modum, cioè accettando le singole affermazioni secondo la rispettiva nota teologica e con la possibilità di presentare, anche in modo pressante, alcuni dubia (Secondo quanto consente, ad esempio, l’istruzione Donum Veritatis), sarebbe finito il caso, con grande vantaggio di tutta la Chiesa.
Mons. Schneider: Purtroppo, nonostante ciò che considera un dilemma di coscienza oggettivo, la FSSPX è, per la maggior parte, caratterizzata come scismatica e orgogliosa.
Non sempre vero: la maggioranza dei buoni cristiani (ho in mente le decine di migliaia di pellegrini a Chartres, i buoni fedeli che sono presi a schiaffi da tanti Vescovi, le vittime di un ipocrita todos, todos todos, “todos ma tu no” …) tanti vorrebbero solo l’unità del movimento tradizionalista… Io sono uno di questi (sto pagando a caro prezzo questa mia posizione) e mi astengo da ogni giudizio personale soggettivo (mai direi “orgogliosi” alla FSSPX, e se qualcuno lo fosse, non sta certo a me giudicare): per quanto riguarda la definizione della FSSPX come scismatica, mi limito a valutare il finis operis di una Consacrazione episcopale, nei fatti contra Petrum.
Concludo rinnovando tutta la mia stima e il mio affetto filiale nei confronti di Mons. Schneider, con il quale mi sento, da molti anni, cor unum et anima una, tranne che in queste sue ultime affermazioni circa le Consacrazioni della FSSPX.



