
Ci dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti, nella Chiesa
E ora, che fare?
Di fronte alla Consacrazione di quattro Nuovi Vescovi della FSSPX, si possono fare riflessioni di vario genere: ci si può chiedere se è stato un atto veramente scismatico, se sia stato motivato da vere ragioni. Ci si può chiedere in che modo debba essere divisa la responsabilità se siamo giunti a questo esito…
Credo, tuttavia, che la domanda più importante sia un’altra, ed è precisamente questa: “Che cosa posso fare – quindi che cosa devo fare -, che cosa devono fare ora tutti i buoni cristiani che hanno pregato, pianto, argomentato perché non accadesse quello che purtroppo è avvenuto?”
Ci ha già risposto il Santo Padre, il 16 giugno scorso, a Castel Gandolfo: di fronte alla domanda di un giornalista, Leone XIV aveva detto che stava «considerando» la possibilità di lanciare un ultimo «appello» per scongiurare lo scisma della FSSPX, concludendo con la frase: “Se fanno quella scelta mi dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti”.
Cosa significano queste ultime parole “dobbiamo andare avanti”?
Per capire questa risposta, ci viene in aiuto il racconto biblico della morte del figlioletto del re Davide e di Betsabea, ex moglie di Uria. È abbastanza conosciuta la storia dell’adulterio del re, futuro santo, seguito dall’omicidio del povero marito tradito, a cui successe uno dei più grandi pentimenti della storia e l’ispirazione del Salmo 50, il Miserere, che ha accompagnato le lacrime e la contrizione di tanti cristiani caduti e poi rialzatisi.
Ebbene, il povero figlioletto della colpa dei due adulteri ante Amoris laetitia (quindi ancora bricconi, seppure poi regolarizzatisi), cadde gravemente malato; Il re penitente se ne stette prostrato piangendo e digiunando… ma sentiamo ora testo sacro:
“Il Signore, dunque, colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino e digiunò e rientrando passava la notte coricato per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra; ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con loro. Ora, il settimo giorno il bambino morì e i ministri di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto, perché dicevano: «Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà qualche atto insano!». Ma Davide si accorse che i suoi ministri bisbigliavano fra di loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi ministri: «È morto il bambino?». Quelli risposero: «È morto». Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e vi si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero il cibo e mangiò. I suoi ministri gli dissero: «Che fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!». Egli rispose: «Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: Chi sa? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo. Ma ora che egli è morto, perché digiunare? Posso io farlo ritornare? Io andrò da lui, ma lui non ritornerà da me!»”[1].
Fin dal 1988 la Santa Sede le ha provate tutte, da San Giovanni Paolo II fino a Leone XIII; Papa Francesco ha trattato molto meglio i Lefebvriani di quanto non abbia fatto con i Tradizionalisti fedeli… Gli ultimi mesi hanno visto un dibattito scisma sì/scisma no dove in tanti hanno detto la loro, senza un minimo di preparazione teologica, parlando più da tifosi allo stadio che da credenti.
I vari galli del pollaio dei ribelli o resistenti, pseudo-tradizionalisti, hanno soffiato sul fuoco: “Bravi, consacrate, fate bene, non è scisma”, però ciascuno rimanendo nel suo orticello, vescovo di se stesso.
Salvo solo una parte dei fedeli della FSSPX, che sono rimasti intrappolati nello scisma vestito da angelo di luce, scandalizzati da quelli che Benedetto XVI chiamava “deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile”[2] e che io chiamo meno piamente “grandissime sacrileghe porcate”, e altri gravi errori e comportamenti deviati e devianti da parte di alcuni (non tutti) che dovrebbero mostrare la via del Cielo al Popolo Santo di Dio.
Ma adesso che il bambino è morto, adesso che lo scisma è stato rinnovato, che fare? Come il Re Davide: rialzarci e andare avanti, senza rimpianti o cadute passionali che ci facciano perdere energie nel fare il bene con la Chiesa e nella Chiesa, “in comunione con il nostro Papa Leone e con tutti coloro che custodiscono la fede Cattolica” …
Andare avanti sotto la Croce
“Ma come…” qualcuno mi dirà, “sei così freddo… sembri indifferente alla tragedia… dici così come se niente fosse…”
No, cari fratelli, non sono né freddo né indifferente… so bene che il povero figlioletto innocente dei celebri adùlteri sopra citati… è morto… So bene che il salario del peccato è la morte[3], so bene che tutto si paga… l’ha già pagato Lui e continuerà a pagarlo, misteriosamente in agonia fino alla fine del mondo, personalmente e nelle membra militanti del Corpo mistico, nei martiri, nelle anime vittime…
Andiamo avanti vuol dire saliamo il Calvario, saliamo dietro al Vescovo vestito di bianco della terza parte del segreto di Fatima, saliamo insieme a Gesù, il quale, “mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme”[4].
Anche gli empi dicono: “Andiamo avanti”
E nel peso della Croce, che i buoni dovranno portare andando avanti, è compreso il dolore per chi interpreterà “andiamo avanti” come “continuiamo la nostra opera di autodemolizione, continuiamo a dare la Comunione a chi vive in peccato, a negare i sacri dogmi, a diminuire la portata delle grandi cose che Dio ha fatto nell’Immacolata, a unirci ai gay-pride, a organizzare pranzi nelle più sacre Cattedrali, a insidiare il Celibato sacerdotale, ad adorare la pachamama nei giardini vaticani e a portarla in processione in San Pietro, a celebrare nei modi più strampalati, a far sparire i miracoli eucaristici, a mostrare meno fede nella Transustanziazione di quanto non ci credono i satanisti che rubano le Ostie, e loro ci credono sì nella transustanziazione… ah se ci credono, e farebbero più attenzione ai frammenti eucaristici per profanarli di quanto non si faccia in molte chiese, non facendo caso se si disperdono, o nelle mani sudate, o e nei vasi sacri non purificati, distribuendo l’Eucaristia senza piattello, dove l’unica preoccupazione spesso è che non sia fatta in ginocchio”.
Non di meno noi “andiamo avanti”, non rispondendo con uno scisma all’abominazione della desolazione[5], perché lo Spirito Santo ci dice di resistere al diavolo nella fede e non nello scisma. Se anche hanno adorato pachamama, lo Spirito Santo mi dice: “Sì, peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm l’ostinazione”[6].
Quell’andiamo avanti è double-face, per i buoni cristiani e per gli empi: ci avvisa l’Apocalisse: “Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro ma il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora. Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere”[7].
Facciamo gli eletti
Del resto, Gesù ci aveva avvisato: “Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati”[8]. Allora facciamo gli eletti, proviamo ad abbreviare questi “giorni cattivi”, redimentes tempus[9], andiamo avanti, all’insù, verso la cima del Calvario e poi verso il Cielo; prima si comincia, prima si finisce.
[1] 2 Sam. 12, 15-23.
[2] Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della lettera apostolica “motu proprio data” Summorum Pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970.
[3] Rom. 6,23.
[4] Lc. 9,51.
[5] Cf. Dan. 9:27; 11,31. 12,11; Mt 24,15; Mc 13,14.
[6] 1 Sam. 15,23.
[7] Ap. 22, 12-13.
[8] Mt. 24, 21-22.
[9] Ef. 5,16: “facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi”: meglio “redimendo il tempo” gr. “exagorazomenoi”.



