Un argomento a favore della verità, anche storica, della resurrezione di Gesù ci è offerto dal racconto di come gli apostoli Pietro e Giovanni, il mattino di Pasqua, rinvennero i lini usati per avvolgere il corpo del Signore. Di questo ritrovamento si parla in Gv. 20, 1-9.
Prima di approfondire lo studio di questa pericope, è opportuno, preliminarmente, esaminare anche i racconti della sepoltura di Gesù.
I racconti della sepoltura di Gesù
Leggiamo assieme quanto i quattro Vangeli ci narrano:
[Mt. 27,59] Giuseppe prese il corpo, lo avvolse (gr. enetylixen) in un lenzuolo pulito [60] e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia…
[Mc. 15,46] Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse (gr. eneilēsen) con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia.
[Lc. 23,53] Lo depose dalla croce, lo avvolse (gr. enetylixen) con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia
[Gv. 19,40] Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero [gr. edēsan] in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. [41] Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. [42] Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Tutti i quattro Vangeli riportano il fatto che Gesù è stato avvolto in un lenzuolo (sinnottici)/panni di lino funerari (Giovanni).
Ho riportato i termini greci usati per indicare come Gesù è stato avvolto all’interno del lenzuolo, perché verrà buono, nel proseguo di questo studio, aver ben chiaro il significato del verbo entulissō (che vuol dire unicamente avvolgere): questo dato è confermato dal sinonimo eneileō, usato da Marco. e, che significa anch’esso avvolgere[1]).
Matteo ci dice che Gesù fu avvolto in un lenzuolo pulito: ciò costituisce un indizio che ci autorizza a pensare che Gesù fu trasportato fino al sepolcro avvolto in un lenzuolo, che, tutto macchiato da sangue e sporcizia, venne piamente sostituito[2].
Giovanni aggiunge preziose informazioni sul complesso dei lini che avvolgevano il corpo di Gesù: non fu usato solo un lenzuolo, ma furono adoperati anche delle bende (che avvolgevano il tutto), e, come vedremo in seguito, un sudario[3]. In questa prima descrizione, non c’è nulla che indichi alcunché di ripiegato, ma Gesù era avvolto nei lini.
I Vangeli non dicono alcunché di come i discepoli passarono la notte tra il venerdì e il sabato. Possiamo congetturare che se ne stessero nascosti da qualche parte, timorosi di farsi vedere in giro[4].
Le donne si dimostrarono più coraggiose, sia durante la Passione che dopo: furono loro, la domenica mattina, ad andare alla tomba per compiere gli ultimi atti di pietà nei confronti del corpo del Signore.
“Hanno portato via il Signore!”
La Maddalena anticipò tutti, e, giunta al sepolcro, vide “che la pietra era stata rimossa”. Allora si recò subito nel luogo dove si trovava Pietro, e la prima cosa che disse fu: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Così San Giovanni descrive i fatti:
[Gv 20,1] Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. [2] Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Questi dati ci danno un’idea dello stato d’animo dei discepoli: da un lato avevano paura per la loro incolumità, dall’altro temevano che il corpo di Gesù potesse essere rubato. Che cosa, infatti, ci sarebbe stato di più utile per il Sinedrio che far rubare il corpo di Gesù e, una volta che gli apostoli avessero ritrovato il sepolcro vuoto e avessero detto “È risorto”, mostrare pubblicamente il cadavere, deriderli e rinfacciare loro “Eccolo qui il vostro risorto”?
Da un punto di vista narrativo, da Gv. 20,1 inizia una pericope unitaria dal punto di vista narrativo: possiamo ritrovare, in questo versetto, il sorgere del problema (come è possibile che non ci sia più il corpo di Gesù?); la risoluzione verrà data dalle conclusioni che Pietro e Giovanni trarranno vedendo la composizione dei lini funerari. Si tratta quindi, secondo le categorie della retorica antica, di un intreccio di conoscenza[5], e sarà proprio la conoscenza acquisita che genererà il passaggio dall’infelicità alla felicità.
Vediamo ora lo sviluppo dell’intreccio.
[Gv. 20,3] Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. [4] Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Trafelati e senza idee particolarmente chiare, i due apostoli corsero il più velocemente possibile al sepolcro. Giovanni arrivò per primo, e, mentre attendeva l’arrivo di Pietro, il suo occhio cadde subito sui i teli funebri.
[Gv. 20,5] Si chinò, vide giacenti i teli, ma tuttavia non entrò[6].
Non si parla di “pietra rotolata”, o di “sepolcro aperto” o “vuoto”. L’evangelista focalizza il racconto sui teli, osservati, in un primo momento e in modo sommario, dall’esterno (evidentemente si tratta di un particolare importante).
Possiamo notare che la particolare costruzione del sintagma “giacenti i teli” evidenzia la posizione dei teli stessi: il testo greco non usa l’ordine delle parole più naturale “i teli giacenti”, come ci si aspetterebbe[7].
Quindi, san Giovanni arriva dopo una veloce corsa, e posa subito l’occhio sui teli disposti in un modo inaspettato, tuttavia, nonostante un comprensibile desiderio di entrare[8], aspetta Pietro.
Analisi di Gv. 20, 6-7.
A questo punto incontriamo i versetti cruciali: qui mi distacco dalla versione CEI 2008[9]; tuttavia riporterò entrambi i testi, per poter valutare meglio le differenze.
[CEI 2008 – Gv 20,6] Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, [7a] e il sudario— che era stato sul suo capo — [7b] non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Di questi versetti propongo la seguente versione:
[Gv 20,6] “Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e e osservò i pannilini giacenti (appiattiti, sgonfiati) [7a] e il sudario, che era sul capo di Lui, [7b] non giacente a lato dei panni, ma, al contrario, avvolto nell’unico medesimo luogo.
Come si può vedere, ci sono cinque differenze tra le due traduzioni:
- v. 6b: posati là vs. giacenti.
- v. 7a: era stato vs. era.
- V. 7b: con i teli vs. a lato dei panni.
- v. 7b: a parte riferito a luogo vs. ma invece, contrariamente avverbio, riferito a vide e in opposizione a panni giacenti
- V. 7b: un (articolo indeterminativo) vs. unico/medesimo (aggettivo numerale/qualificativo)
Esaminiamo le suddette differenze una alla volta.
| CEI 2008 | v. 6b | Nostra traduzione | |
| [I panni] posati là | [I panni] giacenti | ||
| Gr. [τὰ ὀθόνια] κείμενα, [ta othonia] keimena | |||
Perché giacenti piuttosto che posati là? Preferisco giacenti, perché corrisponde al primo significato del verbo greco keimai[10].
Inoltre, quando keimai sta per essere collocato, viene sempre indicato il luogo dove una certa cosa viene posta, e mai è usato in senso assoluto: ad esempio Lc. 2,12: “…troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”; Mt. 5,14: “…non può restare nascosta una città che sta sopra un monte”[11]. Tanto è vero che CEI 2008 ha dovuto aggiungere un là assente nel testo greco.
Inoltre, posato là può far pensare ad un’azione compiuta da terzi: il verbo keimai vien usato anche come forma passiva di tithēmi (τίθημι = porre, collocare etc.). Nel nostro caso però manca completa–mente un agente, anche sottinteso. Chi potrebbe avere posato là i lini? Gesù stesso, gli angeli…?
Vediamo ora v. 7a: era stato vs. era.
| CEI 2008 | v. 7a | Nostra traduzione | |
| il sudario che era stato sul suo capo. | il sudario, che Egli aveva al capo | ||
| Gr. kai to soudarion, ho ēn epi tēs kephalēs autouκαὶ τὸ σουδάριον, ὃ ἦν ἐπὶ τῆς κεφαλῆς αὐτοῦ | |||
Se in italiano possiamo dire correttamente “era stato”, giacché il capo di Gesù non era più sotto il sudario, il testo greco (l’imperfetto ἦν = ēn) depone nettamente a favore di era sul suo capo; l’uso dell’imperfetto indica una certa azione che permane: il sudario, che era stato posto sul capo, continuava ad essere dove era stato posto precedentemente.
P. Guibert propone la traduzione “che aveva al capo”
“Questo «soudarion» era «epi tes kefalés autou», che viene generalmente tradotto con: «sulla sua testa». Ma questa traduzione non rende bene l’idea della costruzione con il genitivo. Il «soudarion» aveva solo un certo rapporto con la testa. Da qui la traduzione proposta: «il telo (soudarion) che aveva al capo».
Qual era la funzione di questo panno, che aveva mantenuto il suo volume originario all’interno dei lini («othonia»)? Un’unica funzione è appropriata, che corrisponde bene all’uso di un «soudarion», di un «fazzoletto» o di un panno adatto a molteplici usi (tra cui quello di asciugare il sudore): servire da mentoniera, un panno annodato attorno al viso, per tenere la bocca chiusa fino a quando la rigidità cadaverica non la assicuri”[12].
Questa traduzione ci permette di escludere la traduzione CEI 2008 era stato, anziché il più corretto era.
Adesso consideriamo V. 7b: con i teli vs. a lato dei panni.
| CEI 2008 | v. 7a | Nostra traduzione | |
| non con i teli | non a fianco dei pannilini | ||
| Gr. meta tōn othoniōnοὐ μετὰ τῶν ὀθονίων | |||
Da un punto di vista strettamente grammaticale, sono lecite entrambe le traduzioni: a fianco risulta più coerente nel complesso, e ciò apparirà chiaro alla fine delle nostre considerazioni.
Vediamo ora l’articulum stantis aut cadentis delle due differenti traduzioni, ed è la funzione sintattica dell’avverbio chōris.
| CEI 2008 | v. 7b | Nostra traduzione | |
| [non posato là con le bende, ma avvolto in un luogo] a parte | non adagiato vicino ai panni, ma, diversamente, avvolto… | ||
| Gr. [ou meta tōn othoniōn keimenon] alla chōris [entetyligmenon eis hena topon][οὐ μετὰ τῶν ὀθονίων κείμενον] ἀλλὰ χωρὶς [ἐντετυλιγμένον εἰς ἕνα τόπον]. | |||
La differenza tra le due traduzioni riguarda la funzione dell’avverbio distintamente/a parte. Nella nostra versione, l’avverbio ha una funzione modale ed riferito a vide: cioè Pietro vide il sudario non adagiato vicino agli altri panni, ma avvolto, e solo nel proseguo verrà specificato il luogo.
In CEI 2008, l’avverbio è usato in senso locale ed è contrapposto al luogo dove si trovavano gli altri panni, per cui il sudario si sarebbe trovato in un luogo a parte rispetto agli altri teli.
La disposizione delle parole nel testo greco depone a favore della nostra parafrasi: la parola chōris è troppo lontano dal termine luogo, per potersi riferire ad esso.
Nello schema seguente possiamo vedere la disposizione delle parole e renderci conto del vero salto che dovremmo fare per collegare chōris/a parte con luogo.
| οὐ μετὰ τῶν ὀθονίων κείμενον | ἀλλὰ χωρὶς | ἐντετυλιγμένον | εἰς ἕνα τόπον. |
| ou meta tōn othoniōn keimenon | alla chōris | entetyligmenon | eis hena topon. |
| CEI 2008non posato là con le bende | ma | avvolto | in un luogo a parte |
In Cei 2008, l’opposizione è non con le bende/ ma in altro luogo: è veramente un salto improbabile[13].
Invece, se l’opposizione è non adagiato a fianco/ma avvolto dentro, l’andamento è molto più naturale.
| οὐ μετὰ τῶν ὀθονίων κείμενον | ἀλλὰ χωρὶς | ἐντετυλιγμένον | εἰς ἕνα τόπον. |
| ou meta tōn othoniōn keimenon | alla chōris | entetyligmenon | eis hena topon. |
| non adagiato vicino ai panni | ma invece | avvoltodentro | nello stesso e medesimo luogo |
Per quanto riguarda la possibilità di tradurre alla chōris con ma invece, riporto due esempi segnalati da C. Lavergne:
Dione Cassio: Hist. rom. 4 7. 3, 4: «La fama dei notabili non è affogata nella massa, ma al contrario è stata messa in primo piano».
Eliano: Sugli animali 2, 23: «Quando si taglia una lucertola, non solo nessuna delle sue parti muore, ma al contrario ciascuna metà da parte sua avanza e vive»[14].
Vediamo ora l’ultima differenza: un luogo con un considerato come articolo indeterminativo, vs. un unico o un medesimo luogo, con un considerato come aggettivo numerale/dimostrativo.
| CEI 2008 | v. 7b | Nostra traduzione | |
| [avvolto] in un luogo [a parte] | [avvolto] in un unico luogo(oppure: nel medesimo luogo, cioè un tutt’uno con gli altri teli) | ||
| Gr. [entetyligmenon] eis hena topon[ἐντετυλιγμένον] εἰς ἕνα τόπον. | |||
La parola greca tradotta diversamente è hena (ἕνα, da εἷς, μία, ἕν,), che, in prima battuta, è un aggettivo numerale (al pari del latino unus), usato nel greco anche come aggettivo qualificativo (simile al latino idem, “il medesimo”), oppure nel significato di “un certo”, “un tale”[15] analogo al greco tis[16].
CEI 2008, invece, lo considera un articolo indeterminativo. La grammatica greca propende nettamente per la nostra traduzione.
Nel Nuovo Testamento, quando il lemma non è usato come numerale, non è mai un puro articolo indeterminativo un, una, uno. E neppure possiamo tradurre in un certo luogo, un luogo indeterminato, perché, sia che intendiamo nello stesso posto dentro sindone e bende, oppure in un luogo a parte, la localizzazione è comunque determinata: ci troviamo sempre all’interno del sepolcro, non in un generico e imprecisato certo luogo.
Ma vediamo altri argomenti per tradurre eis hena topon con nel medesimo luogo (…dove era stato posto = al suo posto).
Nella traduzione dei LXX troviamo:
Qo. 3,20: “Tutti sono diretti verso il medesimo luogo (eis topon hena): tutto è venuto dalla polvere e nella polvere tutto ritorna.
Qo. 6:6: “Se quell’uomo vivesse anche due volte mille anni, senza godere dei suoi beni, non dovranno forse andare tutti e due nel medesimo luogo? (eis topon hena)”
Vediamo ora alcuni esempi nel Nuovo testamento:
Lc 12, 52-53: “D’ora innanzi in una sola (o in un’unica casa = en heni oikō) di cinque persone, si divideranno tre contro due e due contro tre”
1 Cor. 3,8: “Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa (hen eisin)”
Fil. 2,2: “rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, avendo lo stesso modo di pensare (to henphronountes)”.
In quest’ultimo caso l’aggettivo hen è parallelo a medesimo sentire e stessa carità, e quindi vuol dire inequivocabilmente il medesimo.
Nel IV Vangelo troviamo il sintagma eis hen per indicare un’unica e medesima cosa:
Gv. 11:52 “…e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme (eis hen = in una cosa sola) i figli di Dio che erano dispersi.
Gv. 17,23: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità (eis hen = in un’unica e medesima cosa) e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me”.
Ancora eloquente un altro passo di San Paolo, in cui hen indica significa un solo e medesimo:
1 Cor. 12,13: “Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo (en heni) Spirito in un solo (eis hen) corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo (eis hen) Spirito.
Un’ultima difficoltà
Per poter tradurre eis hena topon “nello stesso luogo”, dobbiamo risolvere una possibile obiezione: alla parola nello, del nostro sintagma, corrisponde il greco eis (εἰς), che è una preposizione di moto a luogo, e quindi non potrebbe essere stata usata per indicare il giacere, o l’essere avvolto, ossia uno stato in luogo.
A. Nicolotti usa questo argomento per indicare il fatto che il sudario sarebbe stato spostato in un luogo a parte, e motiva la sua tesi affermando che “in Giovanni tutte le occorrenze del caso si hanno soltanto dopo verbi d’azione o come conclusione d’un moto espresso oppure sottinteso” [17]. In realtà nel quarto Vangelo, come in tutto il greco antico, troviamo eis che indica lo stato in luogo, proprio dopo verbi quali giacere, permanere etc.; il moto sottinteso è il moto precedente lo stato di quiete, nel nostro caso l’avvolgimento del capo di Gesù[18].
R. Babinet[19] afferma che l’eis dipende dal verbo vedere (Pietro vide i teli posati), in parallelo con Gv 13,22 “I discepoli si guardavano (eis) l’un l’altro” e con Gv 19,37 “Volgeranno lo sguardo a colui (eis hon) che hanno trafitto”. Su questo punto, non sono d’accordo con l’insigne grecista, in quanto, nel nostro versetto, la parola vide è troppo lontana da stesso luogo; inoltre, l’oggetto della visione è costituito dai lini, non dal luogo, e avremmo dovuto trovare casomai verso i lini, cioè eis prima dei lini e non prima di stesso luogo. Si tratta dunque, a mio a vviso, semplicemente di un normale eis di stato in luogo.
Concludo lo studio circa il significato del sintagma eis hena topon commentando 1 Tess. 3,3:
“Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte”
San Paolo vuole rassicurare i Tessalonicesi perché non si turbino per le sofferenze e per i contrattempi che i disagi vari che lo avevano colpito e cha gli avevano impedito di essere presso di loro: e dice loro di non essere sorpresi da questa situazione, perché questo è il destino dell’Apostolo:
Il testo greco che CEI 2008 traduce con “questa è la nostra sorte” si deve rendere letteralmente con “siamo posti in questo” (eis touto keimetha, Vg.: “in hoc positi sumus”), dove troviamo tanto il verbo keimai (giacere), lo stesso usato per indicare lo stato dei panni funebri, quanto la preposizione eis che indica il permanere in uno stato in luogo: è il caso classico ben spiegato da Thayer[20].
Riavvolto o ripiegato?
Rimane ora da vedere cosa può voler dire riavvolto (gr. ἐντετυλιγμένον, entetyligmenon). Si tratta di un participio medio perfetto da entulissō (avvolgere dentro), voce rara nella grecità[21], presente tre volte nel Nuovo Testamento.
Bisogna vedere se il termine vuole indicare il sudario piegato o avvolto su se stesso, oppure se descrive il sudario dentro ciò che lo avvolge.
Queste ultime considerazioni mi sembrano necessarie perché CEI 1974 traduce: “…il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”.
CEI 2008 modifica questa traduzione, molto opportunamente, in due punti: toglie l’arbitrario non per terra (lo cambia con non posato là), e sostituisce piegato con avvolto.
Il motivo è semplice: tra piegare e avvolgere c’è una bella differenza, e il verbo entulissō può voler dire solo e unicamente avvolgere.
A questo punto possiamo chiederci: “Ma i traduttori di CEI 1974, sono stati così superficiali da commettere un errore tanto grossolano?”. Direi di no, perché, se consideriamo lo stato di fatto che il testo vuole descrivere, un sudario avvolto a parte è inverosimile.
Certamente potrebbero dirsi avvolti il lenzuolo (longitudinalmente) e le bende (trasversalmente).
Ma come immaginare un sudario avvolto a parte? Una specie di rotolo di pergamena, disposto a forma di tubo[22]? È molto più verosimile, se proprio lo volessimo considerare localizzato a parte rispetto agli altri lini, che il sudario sia stato ripiegato: è ciò giustifica, un po’, la pur errata traduzione di CEI 1974.
Detto questo, come salvare grammatica e verosimiglianza? C’è un unico modo: dobbiamo ammettere il sudario si trovasse internamente ai lini, avvolto da essi[23].
Il tempo perfetto del participio entetyligmenon indica un’azione cominciata nel passato e che continua nel presente: il sudario era stato avvolto sotto il lenzuolo e le bende, e continua a trovarsi lì.
Questa ipotesi è l’unica che ci permette di tradurre correttamente il testo.
Analisi retorica
Aggiungiamo, a conferma della nostra traduzione, lo schema della figura retorica che ci sembra di poter ravvedere in Gv. 20, 6-8: si tratta di una figura circolare di tipo ABC-C’B’A, e possiamo vedere lo schema nella pagina successiva. Commentiamo ora la figura:
A-A’:
Le parti di questa prima coppia sono caratterizzata dalle parole entrò e vide: la novità in (A’) è data dalla parola credette, che descrive l’esito della visione della disposizione dei teli (A)
B-B’:
Le parti indicano il luogo dove si trovava in origine il sudario e dove venne rinvenuto da Pietro e Giovanni: sul capo di lui / nel medesimo posto
C-C’:
Si tratta del centro semantico della figura, che indica la ragione ultima della conclusione: si tratta del sudario posto non a fianco, vicino ai teli, ma nel medesimo/in un unico posto; non giacente ma avvolto.
| Testo grecotranslitterato | Nostratraduzione | Parole chedeterminano la figura | ||
| 20, 6 erchetai oun kai Simon Petros akolouthon auto kai eiselthen eis to mnemeion kai theōrei ta othonia keimena | Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e osservò i pannilini giacenti | Entrò, osservò teli, giacenti | A | |
| 7a kai to soudarion o ēn epi tēs kephalēs autou | e il sudario, che era sul capo di lui, | sudario, era sul capo | B | |
| 7b ou meta tōn othoniōnkeimenon | Non con i teligiacente | non | vicino ai teli giacente | C |
| 7c alla chōris entetuligmenon | ma invece rimasto riavvolto | Ma invece | rimasto avvolto | C’ |
| 7d eis ena topon | nella stessa ubicazione (in cui era stato avvolto) | Nello stesso/ unico posto | B’ | |
| 8 tote oun eisēlthen kai o allos mathētēs o elthōn prōtos eis to mnēmeion kai eiden kai episteusen | Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. | Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. | A’ | |
Perché le tante traduzioni simili a CEI 2008?
Certamente mi si potrà obiettare che la stragrande maggioranza delle traduzioni è analoga a CEI 2008[24]. Indubbiamente questa versione scorre via quasi spontaneamente: tuttavia non sempre ciò che, a prima vista, può sembrare ovvio, è vero.
Inoltre, tra le varie versioni non mancano differenze quali piegato/avvolto, un articolo indeterminativo/uno aggettivo numerale. E questo è già un indizio che c’è qualcosa che non quadra nel dare scontata la versione maggioritaria.
In altre parole, sebbene molti antichi e moderni siano concordi nel riferire l’avverbio a parte alla posizione del sudario, non c’è unanimità nella traduzione dei versetti 6-7. E questo fatto mette una pulce nell’orecchio a ogni buon studioso.
P. Miguel Balagué, Sch. P., insigne biblista e grecista[25], scriveva, nel 1966: “Iniziamo col dire che le versioni correnti del testo di San Giovanni, di cui discutiamo, non forniscono un’interpretazione adeguata e soddisfacente e che si impone uno studio approfondito del significato dei suoi termini, per cercare di cogliere il senso proprio e convincente che l’agiografo ha voluto attribuirgli, e in cui si percepisca l’intima relazione tra la posizione delle tele e la sua fede”[26].
Non mancano tuttavia studiosi che propendono per una traduzione simile a quella offerta in questo studio. Ne riportiamo alcune[27]:
W.Mc Clellan 1939:
“La posizione dell’intero gruppo di involucri poteva raccontare una sola storia: il corpo che un tempo racchiudevano era passato attraverso di essi, lasciandoli così com’erano, e poiché nessuna mano umana avrebbe potuto disporli in quel modo senza un sostegno dall’interno. Se le prove convergenti giustificano questa conclusione, la fede immediata e salda di Giovanni è pienamente spiegata dalla sua stessa descrizione[28].
M. Balagué, 1966:
“E vide le bende (giacenti) appiattite, e il sudario, che era stato sul suo capo, non appiattito come le bende (insieme alle bende), ma al contrario avvolto (o arrotolato) al suo posto” [29].
P. C. Lavergne, 1961:
E vede che i lini sono ricaduti, e che il sudario, che era sul suo capo, non è ricaduto insieme alle lenzuola, ma soprattutto che è avvolto in esse, rimasto nello stesso posto[30].
A. Feuillet, 1977:
“Vede i teli cadenti e il sudario che gli era stato posto sul capo, non caduto insieme ai teli, ma avvolto e arrotolato distintamente al suo posto” [31].
P. Guibert, 1993:
“Giunse quindi anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro. E vide i teli distesi. E il sudario che era stato posto sul suo capo, non disteso insieme agli altri teli, ma piuttosto (ancora) arrotolato in un unico punto”[32].
R. Babinet, 1995:
«Pietro osserva i teli distesi e il sudario, che era sulla testa di Gesù, non disteso tra i teli ma chiaramente arrotolato nello stesso punto»[33].
Conclusioni
Mi sembra di aver dimostrato sufficientemente la validità della traduzione qui proposta:
[Gv 20,6-7] “Intanto giunse anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli adagiati e il sudario – che Egli aveva al capo – non adagiato vicino ai lini, ma, al contrario, rimasto avvolto in un unico luogo [oppure nella medesima ubicazione (in cui era stato avvolto)]
Questa traduzione appare convenente dal punto di vista dell’analisi narrativa: viene risolta la complicazione data dal dubbio di dove potesse trovare il corpo di Gesù: la disposizione dei lini permette il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza: Pietro e Giovanni appresero con certezza che il corpo non poteva essere stato rubato, e che solo un fatto straordinario poteva rendere ragione del modo in cui i lini erano stati rinvenuti.
Questa conoscenza fu per i due Apostoli un grandioso motivo di credibilità, che, non senza la necessaria pre-mozione della grazia e non senza la successiva concomitanza di essa, causò in loro la fede nella Resurrezione.
L’evidenza empirica della Resurrezione di Gesù non fu data tanto dal sepolcro vuoto (che fu invece fonte di perplessità), ma dalla disposizione dei lini in curi era stato avvolto il corpo del Signore.
E se rimanessero ancora delle perplessità sulla nostra traduzione, potremmo convenire, con Xavier Léon-Dufour: “In definitiva, anche se i dettagli non possono essere chiariti con assoluta certezza, l’intenzione dei testi è chiara: i teli funerari non solo sono rimasti nella tomba, ma vi sono disposti in modo ordinato, e ciò rende vana l’ipotesi di un rapimento o di un trasferimento del cadavere”[34].
[1] Cf., ad esempio, Thayer’s Greek-English Lexicon of the New Testament (Formatted and hypertexted by OakTree Software, Inc. Version 1.8): “ἐνειλέω; eneileō, eneilō: 1 aorist eneilēsa; to roll in, wind in: tina tini, one in anything, Mark 15:46. (1 Sam. 21:9; (Aristotle, mund. 4, p. 396a, 14; Philo), Plutarch, Artemidorus Daldianus, Philostr., others.)”.
[2] Ciò collima con l’ipotesi dell’autenticità del sudario di Oviedo, che viene ritenuto non facente parte dei lini in cui Gesù fu avvolto prima di essere posto nel sepolcro: questo sudario potrebbe essere autentico, in quanto primo fazzoletto posto sul volto del Signore, e poi anch’esso sostituito.
Il Sudario di Oviedo è un telo di lino di circa 84 x 53 centimetri, che presenta numerose macchie di sangue e fluidi biologici. A differenza della Sindone di Torino, non contiene un’immagine, ma mostra tracce che corrispondono alle ferite di un uomo crocifisso. Secondo la tradizione, questo telo fu usato per asciugare il volto di Cristo dopo la sua morte, prima che il suo corpo venisse avvolto nel lenzuolo funerario. Nella cultura ebraica del I secolo era consuetudine coprire il volto del defunto con un panno separato prima della sepoltura, e questo spiegherebbe l’utilizzo di un sudario nella tumulazione di Gesù.
Il Sudario è conservato nella Cappella del Santo nella Cattedrale di Oviedo, in Spagna, dove si trova fin dal IX secolo. Viene esposto al pubblico tre volte all’anno: il Venerdì Santo, il 14 settembre (Festa dell’Esaltazione della Santa Croce) e il 21 settembre (Festa di San Matteo).
Fonte: https://tinyurl.com/sudario-oviedo.
[3] Scrive P. A. Vaccari S.J.: “… due punti sono posti fuori d’ogni dubbio da una scrupolosa esegesi […]. Primo: la sindone, il sudario, e le bende sono tre oggetti distinti, che furono contemporaneamente impiegati intorno alla salma del Salvatore, i due primi per espressa affermazione dei racconti evangelici della Passione e Risurrezione, il terzo per valida deduzione dal parallelo Gv 11, 44. Secondo: il termine othonia in Joh. 19, 40 e 20, 5-7 significa «pannilini» in genere e non si può restringerlo, se pur le inchiude, alle sole bende”; «EDHΣΑΝ ΑΥΤΟ ΟΤΗΟΝΙΟΙΣ (IOH.19,40) Lessicografia ed esegesi», Miscellanea biblica B. Ubach, Montserrat (Spagna), p. 386.
[4] Cf. Gv 20,19: “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!»”.
[5] Secondo Aristotele l’intreccio, o il racconto, [traduciamo così il termine μῦθος (muthos)] può essere di due tipi: di peripezia o di conoscenza. Abbiamo l’intreccio di conoscenza quando la complicazione nasce da una certa ignoranza, e si raggiunge la felicità passando dalla non conoscenza alla conoscenza: “Due parti della favola si aggirano attorno a questa specie di casi, e sono la peripezia e il riconoscimento. Una terza parte è la catastrofe” (Poetica XI,5,1452b, 9-10) cf. Aristotele, Opere, vol X, Retorica, Poetica, a c. di A. Plebe e M. Valgimigli, p. 216)
[6] CEI 2008: Gv. 20:5: “Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò”.
[7] La disposizione più naturale “i teli giacenti” è presente in importanti varianti testuali (Nestle-Aland 28 riporta: “τα οθονια κειμενα (+ μονα Ψ) ℵ A N Ψ 0299 ƒ1 ℓ 844. ℓ 2211 c ff2 q”) ed è presente anche subito dopo al v. 6.
[8] Il testo greco ha la parola “tuttavia” (μέντοι), una congiunzione dal valore avversativo un po’ più accentuato del semplice “ma” di CEI 2008.
[9] E da tante altre traduzioni analoghe in lingue moderne.
[10] Keimai è la 278ª parola più frequente nel greco antico, e quindi è comprensibile che possa avere molteplici significati; non di meno, giacere è il significato principale. Cf. la parola cimitero, gr. koimētḕrion da koimaō (distendere su un giaciglio, mettere a letto), che a sua volta deriva da keimai.
[11] Cf. anche Lc. 2,16; Mt. 28,6; Ap. 4,2; Filipp. 1,16.
[12] P. Guibert, «Résurrection», Catholicisme hier, aujourd’hui, demain : encyclopédie, T. XII, c. 1013: “Ce « soudarion » était épi tés képhalés autou, qu’on traduit généralement : « sur sa tête ». Mais cette traduction ne rend pas bien compte de la construction avec le génitif. Le « soudarion » avait seulement un certain rapport avec la tête. D’où la traduction proposée : « le linge (soudarion) qu’il avait à la tête».
Quelle était la fonction de ce linge, qui avait gardé son volume primitif à l’intérieur des « othonia » ? Une seule fonction convient, qui correspond bien à l’emploi d’un « soudarion», d’un « mouchoir », ou d’un linge susceptible de multiples usages (dont celui d’éponger la sueur) : servir de mentonnière, linge noué autour du visage, pour garder la bouche fermée jusqu’à ce que la rigidité cadavérique l’assure”
[13] Per poter tradurre a parte riferito a luogo, avremmo dovuto avere la seguente disposizione: “giacente non con le bende” (keimenon ou meta tōn othoniōn), “ma avvolto, a parte, in altro luogo” (alla entetyligmenon chōris eis hena topon).
[14] P. C. Lavergne O.P., «II. Le sudarium et la position des linges après la résurrection», Sindon, (1961,6). nota 197, p. 25.
[15] Per il significato del lemma greco εἷς, μία, ἕν, ho consultato i più importanti vocabolari (Rocci, Vocabolario greco-italiano, Liddell-Scott-Jones, Ancient Greek Lexicon, Diccionario Griego-Español (DGE), Bailly, Dictionnaire Grec Francais) e le più importanti grammatiche (Robertson, Blass-Debrunner-Funk etc.)
[16] Ad esempio: Mt. 8,19 “Allora uno scriba si avvicinò e gli disse…” = un certo scriba; Mc.12,42: “Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine…” = una tal vedova; etc.
[17] A. Nicolotti, «“In un luogo a parte” Sulla traduzione di un passo evangelico (Gv 20,7)», Humanitas 86 (2021/suppl. 1), p. 218: “…il sudario si trovava “in un luogo” come conseguenza di qualche spostamento avvenuto in precedenza verso quel luogo”.
[18] Così, ad esempio, J.H. Thayer: “…si tratta dell’uso molto comune di «eis» dopo verbi che indicano il riposo o la permanenza in un luogo, poiché è implicita l’idea di un movimento precedente verso il luogo in questione (cfr. la Grammatica di Winer, sez. 50, 4b.; Buttmann, 332f (286f); Kühner, ii., p. 317; (Jelf, sez. 646, 1); Bernhardy (1829), p. 215; (ma cfr. anche gli esempi nel Lexicon di Sofocle, alla voce eis…” (“…this is the very common use of eis after verbs signifying rest or continuance in a place, because the idea of a previous motion into the place spoken of is involved (cf. Winer’s Grammar, sec. 50, 4b.; Buttmann, 332f (286f); Kühner, ii., p. 317; (Jelf, sec. 646, 1); Bernhardy (1829), p. 215; (yet cf. also examples in Sophocles’ Lexicon, under the word eis…”); cf. Thayer’s Greek-English Lexicon of the New Testament, Formatted and hypertexted by OakTree Software, Inc. Version 1.8, «εἰς» C.2.
[19] R. Babinet, «Une “solution extrême inutile”, la correction du texte grec en Jean 20, 6-7», Revue des Études Grecques, 108 (1995/1), 221.
[20] Vedi nota 18.
[21] Il sito Logeion dichiara meno di 50 occorrenze del lemma; cf. https://logeion.uchicago.edu/ ἐντυλίσσω.
[22] Così sembra intendere la New English Translation: “rolled up in a place by itself”.
[23] Entulissō significa, nella forma attiva, avvolgere dentro, e, nella forma medio-passiva, essere avvolti dentro, Questa traduzione è confermata dalle occorrenze del lemma nel NT: [Mt. 27,59: “Giuseppe prese il corpo, lo avvolse (gr. enetylixen) in un lenzuolo pulito”; Lc. 23,53: “Lo depose dalla croce, lo avvolse (gr. enetylixen) con un lenzuolo”. Per quanto riguarda il significato della forma passiva, pur nel raro uso di questo verbo, troviamo nel corpus della letteratura greca tre importanti occorrenze: Aristofane, Nuvole, 988: “Ma ecco, queste sono proprio quelle cose con cui la nostra educazione ha formato uomini da battaglia di Maratona. Tu invece insegni loro fin da subito a avvolgersi nelle tuniche…” (ἐν ἱματίοισι διδάσκεις ἐντετυλίχθαι)”; Epitteto, Discorsi 1.6: “O è forse evidente che avrebbe dormito avvolto in un mantello?” (ἢ δῆλον ὅτι ἐντετυλιγμένος ἂν ἐκάθευδεν;); Simeone Logoteta, Chronicon: “Lo trovò avvolto nel mantello del cavallo destro su cui cavalcava” (εὗρεν αὐτὸν ἐντετυλιγμένον ἐν τῷ σαγίσματι τοῦ δεξιοῦ ἵππου) I. Bekker, Leonis Grammatici chronographia [Corpus scriptorum historiae Byzantinae. Bonn: Weber, 1842], p. 252, 17-18.
[24] Oltre CEI 2008 e CEI 1974, New English Transation, anno dell’edizione consultata 2019 (“rolled up in a place by itself”), Schlachter 1951 (“sondern für sich zusammengewickelt an einem besondern Ort”), Douay-Rheims 1749-52 (“not lying with the linen cloths, but apart, wrapped up into one place”), Reina Valera 1909 (“no puesto con los lienzos, sino envuelto en un lugar aparte”), Elberfelder 1905 (“nicht bei den leinenen Tüchern liegen, sondern besonders zusammengewickelt an einem Orte”), New American Standard Version 2020 (“not lying with the blinen wrappings but folded up in a place by itself”), Nova Vulgata 1998 (“sed separatim involutum in unum locum”), Biblia de Navarra 2004 (“no plegado junto con los lienzos, sino aparte, todavía enrollado, en un sitio”) etc.
[25] Autore di un tutt’oggi valido dizionario Graco antico -Spagnolo (Diccionario Griego-Español, Madrid 1971/8)
[26] M. Balagué Sch., P., «La prueba de la Resurrección (Jn 20, 6-7)», Estudios Bíblicos 25 (1966), p. 182: “Comenzamos por decir que las versiones corrientes del texto de San Juan, que discutimos, no dan un sentido adecuado y satisfactorio y que se imponía un estudio a fondo del significado de sus términos, para ver de dar con el sentido propio y convincente, que le quiso dan el hagiógrafo, y en el que se vea la íntima relación de la posición, de los lienzos con su fe”; grassetto redazionale.
[27] Non abbiamo potuto consultare i seguenti scritti, indicati da A. Nicolotti (op. cit. p. 221, n. 16) come sostenitori della traduzione proposta: A. Legrand, Le Linceul de Turin, Desclée De Brouwer, Paris 1980, p. 196; L. Fossati, «Che cosa vide Giovanni entrando nel sepolcro e perché credette?» in Collegamento pro Sindone, marzo-aprile 1994, pp. 16-17; J. Galot, «Vedere e credere», CivCatt 3597, 6 maggio 2000, p. 245.
[28] W. McClellan, S.J., The Catholic Biblical Quarterly I (3/1939), «Saint John’s Evidence of the Resurrection» p. 255: “The position of the whole group of wrappings could tell but one tale: the body which they once enclosed had passed through them, leaving them as they were, and as no human hand could have arranged them without support from within. If the convergent evidence justifies this conclusion, John’s instant and firm belief is fully explained by his own description”.
[29] «La prueba de la Resurrección… », p.191 “Y contempla los lienzos (yaciendo) aplastados, y el sudario, que había estado en su cabeza, no aplastado igual que los lienzos (juntamente con los lienzos), sino al contrario envuelto (o arrollado dentro) en su lugar”.
[30] C. Lavergne, «La preuve de la Résurrection de Jésus d’après Jean 20,7» Sindon, III (5,1961), p. 9. “Et il voit (que) les linges (sont) retombés, et (que) la serviette, qui était à sa tête, n'(est) pas retombée avec les linges, mais surtout (qu’elle est) enveloppée dedans, (restée) à un même endroit”. L’articolo prosegue con una seconda parte: «Le sudarium et la position des linges après la Résurrection», Sindon, III (6,1961), pp. 5-32.
[31] A. Feuillet, «La découverte du tombeau vide en Jean 20, 3—10 et la Foi au Christ ressuscité», Esprit et Vie 87 (18, 1977), pp. 257-266 e (19, 1977) 273-284. A p. 266: “S’étant penché (l’autre disciple) aperçoit les linges affaissés; cependant il n’entra pas. Vient donc aussi Pierre qui le suivait, et il entra dans le tombeau. Il voit les linges affaissés et le SOUDARION qui avait été ajusté à sa tête, non pas affaissé avec (comme) les linges, mais distinctement enveloppé et enroulé à sa place”;
[32] P. Guibert, «Résurrection», Catholicisme hier, aujourd’hui, demain: encyclopédie, T. XII, c. 1012: “Arrive donc aussi Simon Pierre à sa suite et il entra dans le tombeau. Et il observe les linges gisants et le linge qu’il avait à la tête, non pas gisant avec les linges, mais au contraire, (encore) dedans, disposé en rond, vers un (même) point ». Lo stesso Guibert aveva espresso i medesimi concetti in «Les deux disciples au tombeau» in Il ressuscita le troisième jour, Paris: Nouvelle Cité, 1988, pp. 185-193
[33] R. Babinet, «Une “solution extrême inutile… » 221.
[34] Xavier Léon-Dufour Lecture de l’Évangile selon saint Jean. Tome IV, (Paris, Seuil, 1996), p. 211 : “Finalement, même si les détails ne peuvent être précisés avec une totale certitude, l’intention des textes est claire : les linges funèbres sont non seulement restés dans le tombeau, mais ils y sont disposés avec ordre, et cela rend vaine l’hypothèse d’un rapt ou d’un transfert du cadavre”, cit. in Luc Trépanier, «La disposition des linges dans le tombeau de Jésus (Jn 20,5-8)», https://tinyurl.com/pannilini-interbible, visitato il 22 aprile 2026.

