La vittoria del campo largo alla luce della teologia della storia

La vittoria del campo largo alla luce della teologia della storia

Il primo “campo largo” della storia forse è stata l’alleanza tra Caifa, Pilato ed Erode: si odiavano tar di loro, ma si trovarono concordi nel crocifiggere Gesù: “In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima, infatti, tra loro vi era stata inimicizia” (Lc 23,12).

 Padre Sebastian Tromp S.J., stesore materiale dell’enciclica di Pio XII Mystici Corporis (29 giugno 1943), descrive, nelle sue opere, a fianco del Corpo Mistico di Cristo, la corrispondente scimmiottatura diabolica: una sorta di corpo mistico del diavolo[1], le cui membra si odiano (al pari dei demóni) ferocemente tra di loro, ma sono unite, le une con le altre, dall’odio nei confronti di Nostro Signore, e, quindi, di ogni verità.

In questa consultazione, il campo largo – ancora più largo per il coinvolgimento di non poche personalità ecclesiastiche (Oh volesse il Cielo che Ilaria Salis occupi un giorno qualche episcopio!) – il campo largo – dicevo – si è riunito e si è preparato con uno sforzo propagandistico enorme, sparando raffiche di sofismi e menzogne mai viste in precedenti campagne elettorali.

Qual è stata la forza propulsiva di questo diabolico caravanserraglio? Non un valore comune, non un desiderio di bene comune, ma un grandissimo odio comune; nei confronti di chi? Nei confronti di quello che Giorgia Meloni – che pur sta alla legge naturale come la birra analcolica sta all’Oktoberfest – rappresenta e incarna: una reliquia, oggettiva e reale, del buon senso e della stessa legge naturale. Tra il nulla e il poco, il poco ha una infinita superiorità metafisica, e quindi ringraziamo il Cielo che c’è questo poco.

E dall’altra parte? Non c’è stato un amore tanto forte per la verità quanto dall’altra c’è stato l’odio nei confronti della stessa. Chiediamoci: tra coloro che hanno e che avrebbero votato e non l’hanno fatto, quanti sono contrari all’aborto, al divorzio, alle varie coop sessuali…? Quanti sono sono decisi a difendere con le unghie e con i denti i “valori non negoziabili”, cioè vita, famiglia monogamica e indissolubile, libertà di educazione, principio di sussidiarietà…?

Se l’odio verso la verità, cioè l’odio che ha coagulato le forze del male, è stato una forza propulsiva maggiore di quella che ha spinto gli elettori del centro-destra (o non è riuscita a spingerli ad uscire di casa per andare a votare), vuol dire che siamo in un’epoca in cui la verità e più odiata che amata: e perché non è amata? Uno dei motivi – non il solo – è perché molti non hanno più presente nel loro cuore il vero bene da amare: è stato dimenticato, anche perché non più proposto e annunciato, neppure da parte di coloro che ne avrebbero il compito soprannaturale.

E allora il rimedio non è chiedere le dimissioni di qualche indegno, o di qualche grembiulino, o di qualche rompiscatole presunto fedelissimo. È il solito San Pio X che ci suggerisce la via retta, nell’enciclica “Il fermo proposito” (11 Giugno 1905):

“Solo quando avremo formato Gesù Cristo in noi, potremo più facilmente ridonarlo alle famiglie, alla società. E però quanti sono chiamati a dirigere o si dedicano a promuovere il movimento cattolico [o a svolgere una politica secondo la legge naturale: N.d.R.] devono essere cattolici a tutta prova, convinti della loro fede, sodamente istruiti nelle cose della Religione, sinceramente ossequienti alla Chiesa ed in particolare a questa suprema Cattedra Apostolica ed al Vicario di Gesù Cristo in terra [qui distinguiamo il Papato da atti discutibili di un qualche Pontefice; N.d.R.]; di pietà vera, di maschie virtù, di puri costumi e di vita così intemerata che tornino a tutti di esempio efficace. Se l’animo non è così temprato, non solo sarà difficile promuovere negli altri il bene, ma sarà quasi impossibile procedere con rettitudine d’intenzione e mancheranno le forze per sostenere con perseveranza le noie che reca seco ogni apostolato, le calunnie degli avversari, le freddezze e la poca corrispondenza degli uomini anche dabbene, talvolta perfino le gelosie degli amici e degli stessi compagni di azione, scusabili senza dubbio, posta la debolezza dell’umana natura, ma pure grandemente pregiudizievoli e causa di discordie, di attriti, di domestiche guerricciuole. Solo una virtù paziente e ferma nel bene, e nello stesso tempo soave e delicata, è capace di rimuovere o diminuire questa difficoltà, così che l’opera a cui sono dedicate le forze cattoliche non ne vada compromessa. Tale è la volontà di Dio, diceva San Pietro ai primitivi fedeli, che col ben fare chiudiate la bocca agli uomini stolti. “Sic est voluntas Dei, ut bene facientes obmutescere faciatis imprudentium hominum ignorantiam” (I Petr. II, 15).

Se non avremo una folta schiera di questi operai della restaurazione sociale, allora prepariamoci a nuove sconfitte: ancora più dolorose perché non saranno subite da eserciti di eroi, ma da una ciurmaglia simile alla sfilata finale di uno spettacolo circense, un agglomerato di animali e pagliacci, uniti solo dall’odio.

Cara Giorgia, se mi leggi sappi che prego per Te.


[1] S. Tromp S.I., Corpus Christi quod est Ecclesia, I. Introductio generalis, Romæ 1946, Appendix de corpore diaboli, pp, 160-165.