La risposta di Don Davide Pagliarani alla Santa Sede ha lasciato nello sconforto tanti buoni cristiani e ha ferito, ancora una volta, tutti coloro, che – come il sottoscritto – non solo sono rammaricati per una situazione di scisma, ma che pensano che abbiamo tanto bisogno della FSSPX in piena comunione con la Chiesa, e la vorrebbero del tutto riconciliata in breve tempo tempo.
Questi ultimi fatti feriscono chi, seguendo tutto il Magistero, vuole fare autentico ecumenismo, che non manda messaggi solo per l’inizio del Ramadan (chissà che non venga in mente a qualcuno di fare un messaggio ai Tradizionalisti per l’inizio del tempo di Settuagesima, ad esempio), ma che veramente considera uno scandalo la divisione dei cristiani, che veramente è con-corde con il Cuore Sacratissimo di Gesù nel pregare il Padre ut unum sint.
Vorrei analizzare i fatti recenti alla luce del Vaticano II, perché credo che in esso vi sia la risposta per chi cerca le cause di questa crisi.
O legittimi Pastori della Chiesa Cattolica, che vi state adoperando e proponete il dialogo alla FSSPX, rileggete, con amore, Unitatis redintegratio, rileggetela bene, rileggetela tutta, anzi rileggiamola insieme:
“3. In questa Chiesa di Dio una e unica sono sorte fino dai primissimi tempi alcune scissioni, condannate con gravi parole dall’Apostolo ma nei secoli posteriori sono nate dissensioni più ampie, e comunità considerevoli si staccarono dalla piena comunione della Chiesa cattolica, talora per colpa di uomini di entrambe le parti”.
Ecco la ragione di quest’ultimo scisma: colpa di uomini di entrambe le parti.
Le colpe di uomini della FSSX
Si tratta di una colpa dottrinale, come ha ammonito Papa Benedetto XVI:
1 – L’incapacità di vedere come non è possibile che non sia cattolico o che sia in sé cattivo un rito universalmente celebrato per 60 anni, che ha già alimentato anche la fede di non pochi martiri (N.B: quando critico l’affermazione secondo la quale la liturgia rinnovata non sarebbe cattolica, non intendo dire che essa non sia priva di gravi difetti, o di disobbedienze al Concilio stesso, o che non è ampiamente migliorabile o da correggere).
2 – L’incapacità di credere che, al di là delle debolezze, umane lo Spirito Santo non si è assentato dal 1960 in avanti, e che non può essersi arrestato lo sviluppo del Regno di Dio: come Giobbe coperto di piaghe era ancora vivo, così la Chiesa è sempre viva, nonostante possa vivere fasi della sua storia in cui anch’essa è coperta di piaghe: la Chiesa è sempre viva: Dixit ergo Dominus ad Satan: Ecce in manu tua est; verumtamen animam illius serva (Gb. 1,6) … verumtamen animam illius serva… tuttavia risparmia la sua vita.
La Chiesa resta sempre in vita, e non con una vita vegetativa, con morte cerebrale a cuore battente, ma con le funzioni vitali essenziali integre, ossia i tria munera: la funzione di governare, di insegnare e di santificare. Non praevalebunt. Certamente può esserci il respiro affannoso, l’espulsione di umori fetidi, l’incontinenza… ma la vita e le funzioni vitali ci sono, è certo per fede!
Le colpe di uomini dell’altra parte.
Evito una lunga lista di errori, insegnati e predicati ovunque, e mi limito a citare le profezie della S. Scrittura che ci ha detto queste cose prima che accadano perché non abbiamo a scandalizzarci (cf Gv 16,1 ) “e ci ha detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ce ne ricordiamo, perché ce l’ha detto” (cf. Gv 16,4).
Ecco le parole di Geremia: “Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare”[1]; ecco quelle di Isaia: “Tutta la testa è malata, tutto il cuore langue. Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è nulla di sano, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite né fasciate”[2]; ecco quelle del Salmista “Mentre gli empi si aggirano intorno, emergono i peggiori tra gli uomini”[3], oppure, quando David parla in nome della Chiesa: “Per il tuo sdegno, nella mia carne non c’è nulla di sano, nulla è intatto nelle mie ossa per il mio peccato”[4]… Il tutto mentre gli insopportabili cacciatori di “profeti di sventura” – su cui vengono scaricate tutte le colpe – ripetono, come ai tempi di Geremia: “la legge non verrà meno ai sacerdoti, né il consiglio ai saggi, né l’oracolo ai profeti”[5].
Devo confessare che, quando mi è venuto in mente il versetto: “Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato qualche superstite, già saremmo come Sòdoma, assomiglieremmo a Gomorra”[6], mi sono persino lamentato: “O buon Dio, più Sodoma di così! … siamo già come Sodoma, ci fa un baffo a noi altri Isaia…”
MI limito a indicare tre colpe gravi: la prima è non aver reso credibile quella che Benedetto XVI ha chiamato ermeneutica della riforma e della continuità: l’applicazione malderstra, in non pochi casi, del Concilio, il suo travisamento, è oggettivamente scandaloso.
Un caso eclatante è costituito dalla nota 326 di Amoris laetitia:
“In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51)”.
Il Concilio qui parla a proposito di sposi legittimi: applicando indebitamente queste parole a chi non è veramente sposato, potrebbe sembrare che qualche atto more uxorio tra le coppie cosiddette irregolari – anche quelle che si sforzano di vivere in continenza – favorisca la loro fedeltà reciproca. In realtà il peccato è ciò che maggiormente divide gli uomini tra di loro, in qualunque situazione si trovino, e un’espressione di intimità peccaminosa non può fare altro che peggiorare la situazione.
E come si fa, dopo queste affermazioni e tante altre simili, a persuadere la FSSPX (e non solo) che il Concilio è interpretabile alla luce della Tradizione?
E purtroppo si è verificato il fatto che alcuni buoni cattolici, di fronte al concetto di ermeneutica della continuità, formulato da Benedetto XVI, hanno scosso la testa, quasi irridendo il Pontefice, come se si fosse sognato un qualcosa di bello sì, ma di irreale.
La seconda colpa è la grande ipocrisia del todos todos todos…
E con questo non intendo accusare la persona di Papa Francesco, ma un’apparente apertura che vuole sembrare universale, ma non lo è, perché, evidentemente, c’è una fascia di persone escluse e maltrattate. Chiediamoci come sono stati trattati i fedeli devoti dell’antica liturgia, anche quelli estranei alla FSSPX, rispetto a eretici pubblici onorati e messi su piedistalli. Traditionis custodes è l’antitesi del todos todos todos.
La terza colpa è l’adorazione del Concilio, un falso amore ideologico: mentre da molte parti si bypassa l’immutabilità del dogma, questa viene attribuita unicamente al Concilio (di cui iota unum non praeteribit) e alle riforme successive. Ha detto falso amore perché il vero amore non ha paura di correggere i difetti dell’amato: proporre correzioni, mostrare i limiti, evidenziare frasi ambigue che potrebbero essere usate come grimaldelli dagli eretici; non si tratta di un rifiuto, ma un atto di amore.
Conclusione
Se crediamo veramente al Concilio, se vogliamo ascoltare le sue parole, ogni volta che si verifica uno scisma, non dobbiamo avere paura di cercare le colpe di uomini di entrambe le parti: mai colpe della Chiesa, ma di uomini di entrambe le parti, quindi anche da parte di uomini di Chiesa. È necessaria una purificazione della memoria (come nel giubileo del 2000) e una interpretazione – ma soprattutto un’applicazione pratica ben visibile e ben riconoscibile ovunque – tali da poter dimostrare, con i fatti, la continuità del Concilio con la Tradizione, oggi agli occhi e al cuore di non pochi fratelli, scarsamente visibile.
[1] Ger 14,18.
[2] Is 1, 5b-6.
[3] Sal 12,9.
[4] Sal 31,4.
[5] Ger 18,18.
[6] Is 1,9.

