Spiegazione, in forma di catechismo, sulle ragioni per cui non sono lecite le consacrazioni episcopali, ipotizzate dalla FSSPX, senza il permesso della Santa Sede.

Spiegazione, in forma di catechismo, sulle ragioni per cui non sono lecite le consacrazioni episcopali, ipotizzate dalla FSSPX, senza il permesso della Santa Sede.
  • È possibile affermare che la FSSPX non è scismatica, in quanto riconosce Papa Leone XIV, lo nomina in ogni Messa, ed intende essere in comunione con lui?

No: infatti la moralità di un atto è data dall’oggetto, dall’intenzione e dalle circostanze. Se manca (o se è immorale una sola di queste cose), l’atto stesso è immorale (Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu). Ora, ordinare dei Vescovi contro le esplicite indicazioni della Sede Apostolica, è un atto di per sé scismatico, nonostante tutte le circostanze o le ipotetiche buone intenzioni.

No, perché un qualsiasi atto peccaminoso è tale e mantiene la sua specificazione quando è commesso (o liberamente voluto), e non quando è dichiarato da terze parti.

  • È possibile affermare che la FSSPX mantiene la medesima fede della Chiesa Cattolica?

No, perché qualora uno dichiarasse che il Novus Ordo Missae non è un rito cattolico, o che è cattivo, o che fa perdere la fede, peccherebbe contro il dogma della indefettibilità della Chiesa, che, nel Sua atto più perfetto di culto pubblico, indurrebbe al male (Dio mi perdoni se oso descrivere questa drammatica conseguenza logica).

  • È possibile rintracciare documenti autorevoli dove la FSSPX nega la cattolicità della Nuova Messa e la illiceità a parteciparvi?

Ad esempio, nel sito ufficiale della FSSPX italiano, alla domanda: «Si può assistere alla messa di Paolo VI?», viene data la seguente risposta: «Non si può celebrare la messa con un rito non cattolico, né assistervi. Ora, la messa di Paolo VI è un rito non cattolico. Dunque non si può celebrare la messa di Paolo VI né assistervi». E nella presentazione di detto articolo, viene anche esposta la strategia pastorale per dissuadere i fedeli: «Benché nelle nostre cappelle si accolgano i nuovi fedeli così come sono, con le loro motivazioni, i loro dubbi, alcune ritrosie etc., il nostro compito è comunque quello di farli crescere nella fede, nelle nozioni, ammonendoli dei pericoli, sino ad approfondire la questione della messa, per giungere a questa consapevolezza: “Non possiamo assistere attivamente al novus ordo“».

  • Ma la FSSPX dice che la nuova Messa è valida?

Poco conta questa affermazione, se essa viene considerata cattiva in sé, anche se celebrata nel migliore dei modi da sacerdoti santi.

  • La Chiesa si è pronunciata circa gli errori dottrinali della FSSPX?

Sì. Come ha scritto Benedetto XVI, la questione è di natura dottrinale: «La remissione della scomunica era un provvedimento nell’ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall’ambito dottrinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. […] Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l’istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa» (Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 Vescovi consacrati dall’Arcivescovo Lefebvre, 10 Marzo 2009).

No, perché è possibile, in erti casi, anche la Comunione in sacris con gli scismatici Ortodossi, che rimangono scismatici, anche se può essere lecito, in caso di impossibilità ad accedere a luoghi di culto cattolici, partecipare attivamente alle loro Messe, e anche se gli stessi dissidenti usufruiscono di edifici sacri cattolici.

  • Il fatto che ai quattro Vescovi consacrati da Mons. Lefebvre sia stata tolta la scomunica implica il fatto che la FSSPX sia rientrata in piena Comunione con la Chiesa?

No, perché la scomunica è una pena, e non la colpa: quindi è stata rimossa solo la pena, nella speranza che la FSSPX si ravveda dalla colpa: e ciò non è ancora avvenuto

  • Possiamo affermare che esiste uno stato di necessità che permetterebbe l’ordinazione dei Vescovi nonostante il divieto della FSSPX?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo distinguere a chi o a che cosa si riferisce la presunta necessità.

Se intendiamo che le consacrazioni sono necessarie per difendere la fede dalla tempesta neo-modernista, tutto questo si può fare senza ordinare nuovi Vescovi.

Se intendiamo che le ordinazioni sono necessarie per garantire la sopravvivenza della FSSPX, forse potrebbero essere necessarie solo per mantenere la FSSPX in stato di scisma.

Da quanto sopra possiamo concludere che non esiste alcun stato di necessità.

  • In quali gravi errori si incorrerebbe se si giustificasse lo stato di necessità?

Si cadrebbe nell’errore in cui sono incorse alcune affermazioni – santamente e giustamente deprecabili e deprecate non solo dalla FSSPX – dell’esortazione Amoris laetitia, secondo cui si potrebbero compiere azioni cattive quando non è possibile fare altro, in vista di un presunto bene maggiore.

  • Il fatto che ci siano personalità certamente ben più scismatiche della FSSPX, le quali però occupano cattedre, diocesi, università, propagando gravissimi errori, giustifica la liceità delle ordinazioni episcopali?

No, perché non si può vincere il male con un altro male, anche se minore.

  • Il fatto che il Concilio Vaticano II è stato definita dalla stessa Chiesa come “pastorale”, implica che l’adesione ad esso sia facoltativa, o che possa essere rifiutato in blocco?

Assolutamente no; infatti, Paolo VI, nella Allocuzione pronunciata nell’Ultima sessione pubblica del Concilio Ecumenico Vaticano II, (7 dicembre 1965) ha insegnato: “Ma una cosa giova ora notare: il magistero della Chiesa, pur non volendo pronunciarsi con sentenze dogmatiche straordinarie, ha profuso il suo autorevole insegnamento sopra una quantità di questioni, che oggi impegnano la coscienza e l’attività dell’uomo; è sceso, per così dire, a dialogo con lui; e, pur sempre conservando la autorità e la virtù sue proprie, ha assunto la voce facile ed amica della carità pastorale”.

Quindi, sebbene il Concilio non abbia definito nulla, ha tuttavia profuso il suo “autorevole insegnamento”, sempre “conservando la autorità e la virtù sue proprie”. Il termine “pastorale” non si oppone a “dogmatico o dottrinale”, ma indica il modo di espressione di un magistero che non perde autorità e virtù.

  • Ma cosa significa, in questo contesto, il termine “pastorale”?

Lo ha spiegato bene il Card. Joseph Ratzinger, che, nel 1965, scriveva: “Questo carattere pastorale riprende l’idea che i Padri della Chiesa avevano della cura pastorale; esso non è affatto distaccato dalla verità dommatica, ma riposa proprio sulla piena riscoperta del carattere salvifico della verità biblica, che non è fatta soltanto per la scuola né è semplicemente teoretica. «Pastorale» è, perciò, l’espressione adatta per indicare l’unione fraterna della verità e dell’amore, del Logos e dell’Ethos e dovrebbe essere anche la legge fondamentale che dirige e caratterizza ogni lavoro teologico”.

  • Il fatto che la FSSPX faccia indiscutibilmente anche tanto bene, e che la formazione dei seminaristi sia esemplare sotto tanti punti di vista, che le lore celebrazioni liturgiche siano molto più edificanti di tanti abusi al limite del sopportabile, implica che non siano scismatici?

No, perché basta un solo peccato mortale (e lo scisma lo è) per peccare contro la carità, perdere la grazia santificante, e, qualora il peccato sia contro la fede, rompere la comunione con la Chiesa

  • Che cosa basterebbe dichiarare alla FSSPX per rientrare nella piena Comunione con la Chiesa Cattolica, ed ottenere, eventualmente, l’autorizzazione della S. Sede a consacrare nuovi Vescovi?

Basterebbe che la FSSPX accettasse il protocollo fissato nel corso della riunione tenutasi a Roma il 4 maggio 1988 tra S. Em. il Cardinale Joseph Ratzinger e S. Ecc. Mons. Marcel Lefèbvre, e firmato dai due prelati il 5 maggio 1988.

I – Testo della dichiarazione dottrinale:

Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata:

1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi.

2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull’adesione che gli è dovuta.

3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica.

4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II.

5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare.

  • Una volta firmato il suddetto accordo, è possibile critica ed evidenziare i difetti e le mancanze del Novus Ordo Missae?

Certamente: si può dire che è fatto male, disobbediente alle indicazioni del Concilio, riformabile, senza dire però che non è cattolico, che positivamente fa perdere la fede, che è peccato parteciparvi o celebrarlo.

  • Una volta firmato il suddetto accordo, è possibile critica ed evidenziare i difetti e le problematiche presenti in alcuni testi Conciliari?

Certamente: la possibilità eventuale di una critica ai punti controversi del Magistero, è permessa ad ogni fedele. L’Istruzione della CDF Donum veritatis, del 24-5-1990, dichiara la liceità di una possibile critica ai punti controversi di tutto il Magistero in materia per sé non irreformabile:

“La volontà di ossequio leale a questo insegnamento del Magistero in materia per sé non irreformabile deve essere la regola. Può tuttavia accadere che il teologo si ponga degli interrogativi concernenti, a seconda dei casi, l’opportunità, la forma o anche il contenuto di un intervento. […] Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in sé stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato”.


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